La riforma di Roma Capitale imbocca la curva decisiva. Dopo la fumata grigia emersa dal vertice politico a Palazzo Chigi, nelle ultime ore sarebbe stata raggiunta un’intesa di massima sul disegno di legge costituzionale.
Un accordo maturato al termine di un lavoro che non nasce ieri, ma che ha avuto un passaggio cruciale nel tavolo tecnico chiamato a rivedere l’emendamento del governo dopo i rilievi del Comune di Roma e le perplessità sollevate dal Pd.
Il vertice con Meloni e il nodo politico
Il confronto politico si è sviluppato nei giorni scorsi e ha avuto uno snodo nel vertice convocato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Attorno al tavolo il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e diversi ministri, tra cui il titolare dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il responsabile degli Affari regionali Roberto Calderoli.
Non un vertice isolato, ma parte di un’interlocuzione già avviata sul nodo più delicato della riforma: l’emendamento presentato il 12 febbraio, che prevede la possibilità per la legge dello Stato di attribuire funzioni più ampie ai Comuni capoluogo delle Città metropolitane.
Una formulazione che ha recepito l’impostazione della Lega dopo il ritiro del testo a prima firma di Igor Iezzi, ma che ha sollevato perplessità nel Pd, timoroso che l’estensione del perimetro potesse attenuare la specificità riconosciuta a Roma Capitale.
Scontro politico e riformulazione tecnica
Lo scontro era esploso già nella mattinata del 27 febbraio. Rocca aveva accusato i dem di “cercare un pretesto per far fallire Roma Capitale”, invitandoli a chiarire se la riforma la volessero o meno. Parole arrivate dopo le dichiarazioni del deputato dem Claudio Mancini, che aveva evocato il rischio di uno “spirito antiromano” nel nuovo testo.
Per ricomporre le tensioni, il tavolo tecnico ha lavorato alla riformulazione dell’emendamento intervenendo sull’articolo 114 della Costituzione e sull’integrazione delle funzioni e dei poteri amministrativi. Le modifiche messe a punto sarebbero state giudicate accettabili anche dal ministro Calderoli, aprendo così alla convergenza che ora viene data per vicina.
Parallelamente si è discusso della futura legge applicativa e della copertura finanziaria, con un passaggio al Ministero dell’Economia per quantificare le risorse necessarie.
Tempi serrati e clima politico acceso
Il ddl costituzionale, attualmente in Commissione, punta all’approdo in Aula il 9 marzo per la discussione generale. I tempi sono stretti e il clima politico resta acceso, anche per il dibattito in corso sulla nuova legge elettorale e sulle modifiche alla normativa per l’elezione dei sindaci.