Roma, sfratti al via per circa 12mila persone – VIDEO

Intanto l'Ater si preoccupa di sistemare i conti con le dismissioni. Qualche progetto di edilizia popolare c'è, ma la crisi avanza e l'emergenza abitativa rischia di diventare un enorme problema sociale

Rientro a scuola dal 10 gennaio o slittamento. Multe sui non vaccinati 50enni e ingressi centellinati alle manifestazioni sportive. Mentre il Covid tiene banco su ogni aspetto della vita sociale e personale, gli altri problemi sono confinati ai margini dalle cronache giornalistiche. Ma non dell’esistenza dei cittadini. Dalla questione della gestione dell’immondizia a quella della manutenzione stradale fino all’edilizia popolare. E chi più ne ha più ne metta. Con il nuovo anno poi sono ripartiti anche gli sfratti per 4mila famiglie. Facendo una stima di tre persone a nucleo, 12mila individui si troveranno ben presto senza un tetto sulla testa. Per l’assessore alle politiche abitative, Tobia Zevi, “Nessun cittadino finirà per strada”. Ma è un dato di fatto che il Tribunale amministrativo del Lazio ha rimesso in moto gli sgomberi dando circa 4 mesi di tempo a Comune e Prefettura per far uscire 500 persone dal palazzo occupato in viale delle Province e altre 70 da un edificio in via di Torrevecchia. Per non parlare di altri 4mila sgomberi bloccati durante la pandemia. 

Intanto però le politiche abitative sono al palo. Fra il 2016 e il 2020 sono state assegnate circa 150 abitazioni l’anno. Nel 2021 appena 36. Ma il peggio è che ci sono almeno un’ottantina di alloggi liberi che attendono solo di essere assegnati. La questione non finisce qui perchè il vero problema è nella necessità di un riordino complessivo e di una migliore gestione del patrimonio immobiliare di Comune, Provincia e Regione. Una riorganizzazione che inevitabilmente passa anche per una revisione degli alloggi assegnati dall’Ater che è stata commissariata circa un anno fa ed è ora nel pieno di un piano di risanamento. Il bilancio previsionale 2021 stima un utile da 108,4 milioni per l’azienda delle case popolari. Ma il risultato positivo non è collegato ad una migliore gestione delle locazioni di alloggi e locali commerciali quanto piuttosto “fortemente condizionato sia dalla strategia aziendale di alienare patrimonio che genera a conto economico una plusvalenza elevata pari a 85,252 milioni sia dal recupero costi generali sui servizi a rimborso dovuto al conguaglio del servizio rimborso acqua” come si legge nel bilancio previsionale dell’Ater. Istituto che è ancora alle prese con la rottamazione delle cartelle per il mancato pagamento dell’Ici verso il Campidoglio per ben 461 milioni di euro, ridotti poi a 188,9 milioni. Proprio per questo nel bilancio previsionale non si parla d’altro che di cessioni per ripianare il debito. 

I progetti per l’edilizia popolare sono decisamente più contenuti rispetto alle dismissioni. Certo è innegabile che qualcosa si stia muovendo. A metà novembre dello scorso anno, il presidente della Regione, Nicola Zingaretti, aveva presentato il piano Ater per realizzare 56 nuovi alloggi ai Ponti 5 e 6 del Laurentino 38. L’intervento è stato finanziato dalla Regione Lazio con 7 milioni di euro cui si aggiungono circa 700 mila euro di fondi Ater. Rientra nel Piano triennale finanziato da Zingaretti con 70 milioni di euro per la costruzione di 708 nuovi alloggi, di cui 110 completati. Ma l’operazione rischia di essere una goccia nel mare: la crisi economica che segue la pandemia è solo agli inizi e il numero di persone che rischiano di scivolare verso la povertà aumenta giorno dopo giorno. Di questo Comune, Regione e Provincia dovranno necessariamente tener conto nei piani per il futuro edilizio della regione.

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