Salini guarda ad Astaldi, ancora nessuna decisione

Il general contractor, declassamento rating non è fallimento

Il tunnel.

Salini Impregilo guarda Astaldi ma ancora nessuna decisione è stata presa. Il gigante delle costruzioni ha dunque messo gli occhi sul general contractor che, zavorrato da 1,75 miliardi di debiti, ha chiesto venerdì il concordato preventivo ‘con riserva’ e il cui rating è stato declassato ieri a D, default, da S&P. Con una nota a mercati chiusi Salini Impregilo ha infatti annunciato di stare “seguendo con attenzione” le evoluzioni riguardanti società operanti nel settore delle costruzioni all’estero e in Italia. Tra queste, appunto, ha spiegato Salini c’è anche Astaldi, guardata con l’obbiettivo “valutare ogni possibile opzione coerente con i propri obiettivi di disciplina finanziaria e creazione di valore”.

Ma, ha aggiunto la società, ad oggi non “è stata assunta alcuna determinazione”. La situazione di Astaldi e il declassamento del suo rating hanno suscitato timori per i cantieri, come quello della Metro4 di Milano, in cui la società romana opera. Astaldi in una nota ha specificato che il declassamento non è “in nessun modo da assimilare ad uno stato di fallimento del gruppo” e che la procedura di concordato preventivo in continuità attivata venerdì serve appunto a garantire ai committenti “la regolare prosecuzione dei lavori in tutti i cantieri”, oltre che tutelare i creditori e preservare il patrimonio aziendale. Tra l’altro, tra i punti che potrebbero spingere a nozze Astaldi e Salini c’è proprio la coabitazione in diversi cantieri dove si stanno realizzando opere importanti come la stessa M4, ma anche la parte italiana del Tunnel del Brennero o il porto d’Ancona. Invece a remare contro all’unione tra i due colossi italiani delle costruzioni non sarebbe tanto l’entità del debito di Astaldi, quanto una scarsa complementarietà geografica dei mercati in cui le due società operano.

Ci sono infatti delle sovrapposizioni a cui si somma invece una scarsa presenza geografica di Astaldi dove manca Salini. Certo la società romana è molto esposta con le banche – tra cui Intesa Sanpaolo, Unicredit, Bnp Paribas e Banco Bpm – e il dossier è aperto. La Consob, l’autorità di controllo sui mercati di Borsa, ha acceso un faro sull’operatività sul titolo Astaldi dopo che oggi le azioni del gruppo hanno chiuso in rialzo del 3,51%, tra scambi elevati, pari al 7,65% del capitale, e con picchi che hanno sfiorato il +20% in corso di seduta, nonostante il taglio del rating arrivato ieri a mercati chiusi, dopo che il titolo era tracollato. Ma il colosso romano non è l’unico big delle costruzioni in difficoltà.

Dopo che a inizio anno Condotte ha chiesto il concordato in bianco, sotto i riflettori oggi è finito anche Trevi, gruppo cesenate dell’ingegneria del sottosuolo. Il cda che doveva analizzare il piano di rafforzamento è saltato e slittato al prossimo 10 ottobre.

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