Agosto a Roma, tra il caldo che opprime le strade e il continuo via vai di valigie trascinate sui sampietrini sconnessi di San Lorenzo. Sempre più turisti in cerca del proprio alloggio, spesso ricavato lì dove un tempo sorgevano piccole botteghe artigiane. In via di Porta Labicana, a pochi passi da Termini, una vecchia bottega oggi porta il nome di una casa vacanze, con tanto di insegna dorata all’ingresso.Ne scrive oggi il dorso romano de La Repubblica.
In tutto il quartiere, e non solo, negozi e laboratori storici stanno lasciando spazio a strutture ricettive. Mauro, ottant’anni e da sempre residente della zona, osserva come il target sia cambiato negli anni: se un tempo ci si rivolgeva soprattutto agli studenti universitari, oggi la clientela privilegiata sono i turisti stranieri, spesso ospitati in ex botteghe che, nonostante qualche intervento estetico, restano ambienti angusti.
Anche Amedeo Chiapparelli – scrive Repubblica – uno degli ultimi restauratori rimasti attivi nella zona, racconta con amarezza la trasformazione avvenuta nel quartiere. Ricorda la bottega di un fabbro scomparso, poi venduta dalle figlie e trasformata in un alloggio di lusso. Un tempo, spiega, San Lorenzo era popolato da falegnami, intagliatori, calzolai e antiquari, con botteghe sparse ovunque, persino nei cortili interni. Oggi, esaurita la disponibilità di appartamenti – complice anche l’alta richiesta da parte di studenti fuori sede – l’attenzione si è spostata sui vecchi locali commerciali al piano terra, riconvertiti in suite per turisti.
Il cambiamento si riconosce a colpo d’occhio: dove prima c’erano serrande abbassate, oggi si trovano portoncini blindati, codici di accesso e cassette per le chiavi destinate al check-in autonomo. In via dei Sabelli, un cartello di vendita per un ex locale commerciale lascia presagire l’ennesima apertura di un bed & breakfast, tra il rammarico di chi abita nella zona da anni. Anche nelle stradine più interne il fenomeno non risparmia nulla: in via degli Equi uno storico bar ha chiuso i battenti per fare posto a un monolocale destinato agli affitti brevi.
La tendenza non riguarda solo San Lorenzo. Anche il quartiere Celio, continua Repubblica, sta vivendo una trasformazione simile, con le botteghe di antiquariato e i laboratori artigianali di via Ostilia e via San Giovanni in Laterano progressivamente sostituiti da strutture ricettive.
A Trastevere il fenomeno assume dimensioni ancora più ampie. In via dei Fienaroli una storica libreria dedicata al cinema ha chiuso per lasciare spazio a un b&b, stessa sorte toccata a una galleria d’arte poco distante. In via Angelo Tittoni sono comparse guest house con ingressi elettronici, mentre in via Galletti un’antica falegnameria ha ceduto il passo a una struttura ricettiva. Anche lo storico negozio “Vini e Oli”, insieme alla tipografia che sorgeva accanto, ha lasciato il posto a citofoni e cassette per le chiavi.
Per Simonetta Marcellini – conclude La Repubblica – presidente del comitato Emergenza Trastevere, si tratta di una scelta rischiosa quanto incomprensibile: secondo l’attivista bisognerebbe fare di più per trattenere i residenti nel cuore della città, evitando che il centro storico si trasformi in un luogo pensato solo per i turisti, privo ormai dei negozi di vicinato che ne hanno da sempre definito l’identità.