Sindaci in piazza a Roma, Raggi a Governo: liberateci dalla burocrazia

"Semplificateci la vita e gli appalti. Se aiutano la Capitale aiutano se stessi"

“Noi sindaci siamo innamorati delle nostre città, siamo l’anima delle nostre città, anche se in questo momento l’ordinamento non è propriamente dalla nostra parte, come ha detto bene Antonio (Decaro, ndr.). Fare il sindaco, nonostante le difficoltà, è il mestiere più bello del mondo”. Lo ha detto la sindaca di Roma Virginia Raggi intervenendo alla manifestazione Anci.

Con l’hashtag “#dignita’perisindaci” i sindaci di tutta Italia sono scesi in piazza, a Roma. Da nord a sud si sono ritrovati nel centro della Capitale, con la fascia tricolore, per chiedere rispetto del ruolo di primo cittadino.

“Stiamo chiedendo al Governo una cosa importante: di ascoltarci, non solo quando avviene una tragedia che ci vede responsabili per fatti anche che non ci riguardano come la sicurezza, l’ordine pubblico e la protezione civile”, ha aggiunto Raggi.

“Chiediamo al Governo – ha continuato la sindaca della Capitale – di tracciare un perimetro netto altrimenti saremo solo dei birilli e non ce la facciamo più. Ogni volta ci dobbiamo fare su cose che abbiamo o non abbiamo fatto e spiegare perché – ha sottolineato accorata -. Chiediamo una riforma decisa del sistema degli appalti con un sistema chiara e semplice. Non è facile spiegare ai nostri cittadini perché a volte per fare un’opera servano due o tre anni di gara, dobbiamo sbrigarci alla vigilia del Pnrr, dobbiamo spendere quei fondi presto e bene. Confido che questo Governo ci ascolti perché ogni membro del Governo e del Parlamento deve venire a lavorare qui a Roma, e se le riforme aiutano la Capitale aiutano ciascuno di loro, al di là del colore politico. Liberiamo i sindaci da questa burocrazia oscura, vi chiediamo questo, e di semplificare: semplificateci la vita”, ha concluso.

“Siamo venuti a costituirci, siamo rei confessi, il reato e’ quello di fare il nostro mestiere, il mestiere di sindaco” ha detto il sindaco di Bari e presidente dell’Anci, Antonio Decaro. “Chiediamo rispetto per il ruolo e per il lavoro del sindaco: non accettiamo piu’ di ritrovarci indagati per omicidio colposo per una manutenzione stradale o per un allagamento di un sottopasso stradale”. Dal palco, il primo cittadino di Bari ha fatto vedere “l’arma del delitto: una penna, con cui ogni giorno i sindaci firmano centinaia di atti, consapevoli che ognuno di questi puo’ trasformarsi in un avviso di garanzia. La vorremmo consegnare oggi simbolicamente ai rappresentanti del Governo e del Parlamento”.

In mattinata il consiglio nazionale dell’Anci ha approvato all’unanimita’ il documento che il presidente Decaro, insieme ad una delegazione di primi cittadini, sottoporra’ alla presidenza del Consiglio dei ministri come risultato delle richieste che i sindaci fanno per richiedere maggiori tutele e rispetto per il loro lavoro.

“Negli anni in cui le istituzioni e il sistema dei partiti venivano travolti dalla bufera giudiziaria di ‘mani pulite’, l’introduzione dell’elezione diretta del sindaco ha consentito di creare un legame forte fra elettore ed eletto, rafforzando autonomia e responsabilita’ con l’obiettivo di rinnovare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Oggi – si legge nel testo del documento – i nostri compiti sono cresciuti in modo esponenziale in un contesto di riduzione di risorse umane e finanziarie, e in un quadro di regole spesso confuso e contraddittorio”.

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