Smog: il no al diesel è un brutto rattoppo

I limiti alla circolazione delle auto diesel è emblematico della mancanza di una seria politica anti smog che fa il gioco delle case automobilistiche

 

 

E alla fine sono arrivati la pioggia e il vento a risolvere una situazione che, ancora una volta, gli amministratori delle grandi città si sono dimostrati incapaci di fronteggiare. Ma prima che il clima provvedesse, nei grandi centri urbani il traffico è stato contingentato per giorni, senza che le centraline segnalassero alcun miglioramento. Così, d’altronde, è sempre avvenuto in passato, a Milano come a Roma o a Torino: il blocco della circolazione non ha mai avuto alcun apprezzabile effetto sull’inquinamento che si era accumulato, giorno dopo giorno. Ma neanche di fronte all’evidenza dei fatti i sindaci si convinceranno a rinunciare, una volta per tutte, a provvedimenti di emergenza tanto punitivi verso i cittadini, quanto inefficaci. Ora, per qualche settimana, non si sentirà più parlare di smog, di CO2, di NO2, di particolati. Poi le centraline torneranno a segnalare livelli superiori ai limiti fissati dall’Europa e, immancabili, scatteranno i blocchi alla circolazione e sarà come se, per affrontare un’alluvione, si chiedesse ai cittadini di non usare acqua corrente, per evitare di intasare le fogne con gli scarichi!

Ancora una volta si aggiungerà il fumo negli occhi dei cittadini a quello presente nell’atmosfera e saranno soddisfatte solo le pulsioni degli ambientalisti à la page, quelli che amano le domeniche a piedi e che vorrebbero vedere tutti in bicicletta, come nella Cina di Mao.

Si seguono le tendenze e l’ultima riguarda i diesel, venuti alla ribalta dopo il caso “dieselgate” scoppiato negli USA. Fino ad allora nessuno in Italia aveva sentito parlare dell’ossido di azoto, un composto chimico divenuto invece rapidamente popolare e subito proclamato nemico numero 1, insieme con il motore che ha la responsabilità di produrne la maggior percentuale. Di qui a proclamare la necessità di radiare i veicoli diesel dal mercato il passo è breve e sono cominciati gli annunci: a Parigi il motore incriminato non potrà più circolare dal 2025, le altre capitali seguiranno a ruota e non mancano annunci anche in Italia. Annunci che seminano il panico tra gli automobilisti che temono anche per il probabile deprezzamento della propria auto.

Fino a qualche anno fa, infatti, l’acquisto di un’auto diesel è stato fortemente incentivato con una politica fiscale favorevole ed un’aggressiva politica di marketing delle case automobilistiche, che ne magnificavano l’economia di esercizio e, pensate un po’, il minor impatto ambientale rispetto al motore a benzina. Quelle stesse case oggi, probabilmente “stimolate”  da altre esigenze di mercato, spingono, invece su benzina ed ibrido e pensano di abbandonare la produzione dei veicoli a gasolio. Ma la questione ambientale c’entra poco.

Dello smog nelle città i responsabili sono parecchi, ma al primo posto non c’è sicuramente il settore trasporti. Il maggior produttore delle polveri sottili (contro le quali si ricorre al blocco della circolazione), è infatti il settore residenziale (il riscaldamento, soprattutto) che produce il 68% dell’inquinamento; i trasporti sono al 16 %, seguono l’agricolo e l’industriale. In emergenza, dunque, sarebbe più logico chiedere alle città di vivere qualche giorno al freddo e chissà se gli ambientalisti della domenica sarebbero contenti. Per di più, mentre si distrae l’opinione pubblica sul tema trasporti, viene incoraggiato sul residenziale l’uso di stufe a biomasse (legna, pellet ecc.) fortemente inquinanti, ma (inspiegabilmente?) avvantaggiate fiscalmente.

Le responsabilità dei trasporti risiedono nelle emissioni di ossidi di azoto (66% del totale) prodotti per la quasi totalità dai motori diesel, ma che nel complesso, al contrario delle polveri sottili, di anno in anno diminuiscono per effetto dell’evoluzione tecnologica delle automobili (marmitte catalitiche, ecc.). Proprio quell’evoluzione tecnologica che le case automobilistiche non intendono oggi sostenere ulteriormente, impegnate, come sono, sul fronte dell’ibrido, dell’elettrico e dell’idrogeno. E ciò  spiega molte cose.

In conclusione, sarebbe ora che il problema dell’inquinamento nelle grandi città venisse affrontato dalle amministrazioni comunali nei giorni normali, anziché nelle situazioni di emergenza, esattamente come dovrebbe avvenire per l’assetto del territorio per evitare inondazioni. Si farebbe meno clamore, ma si otterrebbero risultati. La formula la conoscono tutti e passa attraverso un piano regolatore che tenga presenti le esigenze della circolazione e dei parcheggi, forti incentivi al risparmio energetico nelle abitazioni, sistema di mezzi pubblici efficiente che incoraggi, negli spostamenti cittadini, a lasciare l’auto a casa sempre (e non solo nei giorni di blocco), regole di circolazione omogenee su tutto il territorio nazionale. Si profila, invece, il rischio che domani con il diesel si potrà circolare, magari, a Napoli, ma non a Milano, a Torino e a Roma. E poi bisognerebbe parlare del trasporto su gomma, dei mille camioncini che invadono disordinatamente le città, dei torpedoni turistici che, non si sa come mai, circolano impunemente ogni giorno e in ogni ora del giorno.

Insomma, si dovrebbe amministrare.

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