Stadio della Roma a Pietralata, Magliaro: attenzione al tema degli espropri

Il giornalista a Radiocolonna: ecco cosa potrebbe accadere ora. Il nodo degli espropri e dei possibili comitati contrari al progetto

Ieri è arrivato un ‘sì’ importante al nuovo stadio della Roma a Pietralata. Un passo atteso che ora mette in moto una serie di passaggi burocratici, urbanistici e politici finalizzati alla costruzione – entro il 2026, secondo gli auspici del CEO dell’As Roma Pietro Berardi – del nuovo stadio dei giallorossi. Ma cosa accadrà ora? Quali sono le insidie, i passaggi più delicati e gli attori che verranno coinvolti in quello che sarà uno dei temi caldi dei prossimi anni a Roma? Radiocolonna ne ha parlato con Fernando Magliaro, il cronista che – più di tutti – in questi anni ha seguito il dossier ‘stadio della Roma’, sin dall’epoca del progetto di Tor di Valle.

 

Fernando, ora che succede?

Che succede, Dio solo lo sa. Scherzi a parte, la Roma vuole provare a consegnare il progetto preliminare entro settembre. Mi sembra una tempistica fattibile, perché a differenza di Tor di Valle questo è un progetto più snello: si tratterebbe di uno stadio, di qualche negozio, di ponti ciclopedonali e di corsie preferenziali. Stavolta non ci sono né ponti, né autostrade, tutto è più light. Quindi settembre è un obiettivo raggiungibile

 

Quali sono gli attori in campo dai quali dipenderà la buona riuscita del progetto?

Sicuramente il Comune di Roma, poi la Regione Lazio per via dell’ospedale limitrofo che impone un’interazione e un confronto anche con gli uffici regionali. Non credo c’entri nulla la Città Metropolitana, perché non ci sono elementi che la riguardano mentre il Municipio verrà coinvolto come branca del comune. Ci saranno ovviamente le società dei pubblici servizi, la Soprintendenza e il Ministero dell’Interno, nelle sue diramazioni prefettizie come soggetto di riferimento per l’organizzazione di spettacoli pubblici. Verranno coinvolti, come comprensibile, anche i Vigili del fuoco per le questioni antincendio. In questo caso, a differenza di Tor di Valle, non ci sarà ovviamente l’Autorità di Bacino del Tevere”

 

Quali potranno essere, a tuo avviso, le maggiori insidie che potrebbe incontrare il progetto?

Le possibili insidie potrebbero essere diverse. In primis, qualche comitato di zona e la contrarierà del mondo ambientalista, poi c’è da capire il nodo degli espropri: i terreni dove potrebbe sorgere il nuovo stadio sono stati espropriati e la legge prescrive, per esempio, che lo Stato ha 10 anni per realizzare l’opera in programma a partire dall’esproprio, con il precedente proprietario che può chiedere al giudice, in caso contrario, la restituzione del bene. Sono passati vent’anni e – ad oggi – nessuno ha chiesto di riavere indietro quei terreni, ma in futuro è difficile prevedere cosa possa accadere.

 

Quando credi che possa avvenire realisticamente l’inaugurazione del nuovo stadio di Pietralata?

Il CEO della Roma (Berardi ndr) ha indicato come obiettivo il 2026 ma è chiaro che l’intenzione è quella di inaugurare il nuovo stadio nel centenario della nascita del club, ovvero nel 2027.

 

È un obiettivo realizzabile?

Sì, a patto che vada tutto liscio.

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