Stadio Roma: frenata Tor di Valle, ipotesi Flaminio-Tor Vergata

In Campidoglio si attendono le prossime mosse dei Friedkin, che potrebbero scegliere di aspettare le comunali per riavviare l'interlocuzione con il nuovo sindaco

Stadio della Roma
Stadio della Roma

Sei anni dopo la presentazione in stile hollywoodiano in Campidoglio, il plastico dello Stadio dell’As Roma da realizzare a Tor di Valle al posto dell’ippodromo in disuso appare terribilmente invecchiato. Come le promesse di una grande operazione da 1 miliardo di euro per la riqualificazione dell’area. Da allora si sono alternati due sindaci, prima Ignazio Marino e poi Virginia Raggi, altrettanti progetti per l’impianto da gioco con annesso business park e una nuova proprieta’ del club giallorosso senza mai arrivare al via libera per la costruzione. Dall’estate 2018, quando la procura di Roma ha avviato sul dossier Stadio una indagine con ipotesi di corruzione a carico di diversi consiglieri comunali, ex manager pubblici e dell’immobiliarista Luca Parnasi, l’operazione si muove piu’ lenta dei giocatori alla moviola. Ora si fa strada una possibile evoluzione: la nuova proprieta’ del club, il magnate californiano Dan Friedkin e il figlio Ryan, non sarebbe convinta della convenienza dell’operazione e starebbe valutando anche altre ipotesi. Una circostanza che manderebbe in fumo milioni di investimenti gia’ fatti e decine di atti amministrativi. Con buona pace di anni di riunioni tecniche, contorsioni politiche in Campidoglio e due conferenze dei servizi.

Il progetto di Tor di Valle e’ sempre stato accompagnato da dubbi sulla tenuta del sistema di mobilita’ ipotizzato. Ora gli effetti della pandemia di Covid avrebbero aggiunto nuove variabili: l’opportunita’ di uno Stadio da 55mila posti quando le manifestazioni di massa sono vietate e la difficolta’ in tempi di smart working di vendere o affittare gli uffici del business park. Insomma, l’opera rischia di nascere gia’ vecchia. Inoltre a Tor di Valle l’operazione andrebbe condotta in sinergia con il Cpi Group dell’imprenditore ceco Radovan Vitek, che nelle scorse settimane ha rilevato alcune societa’ del gruppo Parnasi, titolare dei terreni dove sorge l’ippodromo. Per il via libera ai cantieri manca l’approvazione in Assemblea capitolina della variante e la convenzione urbanistica. Una votazione che Virginia Raggi aveva annunciato per fine anno ma che appare improbabile da qui a 20 giorni. La sindaca pentastellata vorrebbe sfruttare la carta dello Stadio anche in ottica elettorale ma la sua maggioranza e’ stata sempre divisa sull’opera. Cosi’ in Campidoglio si attendono le prossime mosse dei Friedkin, che potrebbero scegliere di aspettare le comunali per riavviare l’interlocuzione con il nuovo sindaco. Tre le alternative possibili, non meno complesse: lo Stadio Flaminio, l’area di Tor Vergata vicino all’universita’ e quella di piana del Sole a ridosso della Fiera. Tutte opzioni che imporrebbero di ripartire da zero con l’iter amministrativo e di posticipare i cantieri tra qualche anno. Inutilizzato dal 2011, il Flaminio attende fondi per la ristrutturazione, un recente studio del Campidoglio stima almeno 80 milioni di euro solo per ripristinare la struttura da 30 mila posti ideata da Pierluigi Nervi per le Olimpiadi.

La Roma dovrebbe presentare un progetto per ottenere in affidamento l’impianto, di dimensioni piu’ contenute ma tutto da reinventare, finora pero’ nessuno dal club ha bussato alla porta del Comune per discuterne. Restano i problemi legati ai vincoli archeologici, sia sullo Stadio sia sui resti adiacenti di una necropoli romana. Una beffa, con un impianto che cade a pezzi ma non si puo’ abbattere per poi rifarlo, come avvenuto a Londra con il tempio del calcio di Wembley per citare un precedente. Non e’ piu’ semplice la situazione a Tor Vergata, area a cui guarda con favore una fetta del mondo imprenditoriale romano. Sui terreni dell’Universita’ Roma Due da oltre un decennio svetta lo scheletro della Citta’ dello Spot disegnata da Santiago Calatrava per i mondiali di nuoto del 2009 e mai completata. Una delle ferite aperte dell’urbanistica romana. Il cantiere per costruire una piscina e un palazzetto e’ gia’ costato oltre 200 milioni, nelle scorse settimane era stato ipotizzato di inserire nella legge di bilancio un finanziamento per completare l’opera ma poi e’ sfumato. Diversi lavori nella zona sono stati realizzati dalla Vianini del gruppo Caltagirone in ragione di una convenzione risalente al 1987 tra ateneo e impresa. Secondo alcuni spostare nello stesso quadrante lo Stadio sarebbe un incentivo a terminare anche la Citta’ dello Sport. Tra coloro che caldeggiano questa soluzione c’e’ Svetlana Celli, capolista in Comune della civica di sinistra Roma Torna Roma, che argomenta: “Tramontata o sulla via del tramonto l’opzione Tor di Valle e’ urgente trovare un’area da subito utilizzabile per compatibilita’ urbanistica e livello di servizi. Quest’area e’ Tor Vergata, quella dell’universita’, si affiancherebbe al prossimo rilancio della Vela, inoltre non lontano e’ in programma la realizzazione di un campus per le nuove tecnologie”. Il tema, c’e’ da scommetterci, e’ destinato a tenere banco nella prossima campagna elettorale. In fondo, sono ‘appena’ dieci anni che a Roma se ne discute.

 

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