Tasse: a Roma è record per le imprese

Nell'analisi elaborata dalla Cna le imposte portano via il 67 per cento del reddito, ma l'evasione riguarda un cittadino su tre. 

soldi che volano

 

Le imprese romane, soprattutto quelle piccole e medie, sono tra le più tartassate d’Italia. Soltanto a Bologna e a Reggio Calabria le cose vanno peggio.

A fare questa fotografia è stata la Cna, l’associazione che raccoglie gli artigiani,  ha calcolato che nella Capitale il free tax day – il “giorno di liberazione dal fisco” – cade soltanto il primo settembre. Per capire il gap con gli altri territori, basta dire che a livello nazionale il Free tax day è il 5 agosto, le giornate nelle quali si lavora per versare il dovuto all’Erario sono 218 (27 in meno rispetto a Roma) e che la pressione fiscale colpisce poco meno del 60 per cento del reddito.: «Questi numeri – rileva al Messaggero Michelangelo Melchionno, che guida la Cna Roma – dimostrano che un imprenditore deve aspettare il 2 settembre per iniziare a produrre ricchezza per sé e per la propria famiglia. Questa pressione fiscale è disincentivante, rischiamo un fuggi fuggi . Non facciamo scappare le imprese».

Melchionno  auspica maggiori poteri e risorse per la Capitale, così da non far pagare ai romani le spese per finanziare i servizi che più incidono sull’attività amministrativa degli enti governativi e quelli legati alla diplomazia.

L’assessore capitolino allo Sviluppo economico e al Turismo, Carlo Cafarotti ammette che «è alto il fardello che le imprese romane sono costrette a caricarsi addosso. Ma per rilanciare la città e renderla più attrattiva, soprattutto nei confronti degli investitori stranieri è necessario af- frontare la questione delle lentezze burocratiche. Che è più rilevante della pressione fiscale».

Secondo  Melchionno  «la situazione è un po’ migliorata rispetto all’anno scorso». Anche perché nel 2018 il free tax day era caduto dieci giorni dopo, mentre nel 2014 la Capitale era la maglia nera per la pressione fiscale a livello nazionale. Infatti nel 2019 gli imprenditori della Capitale hanno beneficiato, come del resto d’Italia, delle detrazioni Imu pari al 50 per cento sui capannoni destinati alle attività artigianali, commerciali e industriali. Ma continuano a scontare, come i normali contribuenti, le più alte addizionali d’Italia.

Sul fronte Irpef la Regione applica,in base ai diversi scaglioni, tra lo 1,73 e il 3,33 per cento in più, il Comune un ulteriore 0,9, mentre sono quasi doppie rispetto alla Lombardia anche le addizionali sull’Irap. Senza contare la stangata sulla Tari; rispetto al 2018 cittadini e imprese residenti nella Capitale hanno visto l’imposta crescere in un anno del 7 per cento, versando una cifra superiore al 3,8 per cento, rispetto a quanto dovuto stando ai fabbisogni standard. Dati che sanno di beffa se si pensa che nella sola Roma l’evasione riguarda un cittadino su tre.

Nello studio realizzato dal suo osservatorio fiscale, Cna ha provato a ricostruire voce per voce quanto paga una piccola impresa nella Città eterna: un salasso che, come detto, finisce per assorbire il 67%   del reddito complessivo. Di Irap si versano in media all’anno 2.988 euro, di Irpef, complici le alte addizionali, 7.160 euro. Un aggravio che, guardando al livello regionale e a quello comunale, vale complessivamente 751 euro. Imu e Tasi presentano un conto di 7.587 euro (permettendo così al Campidoglio di incassare 11,6 milioni di euro), la Tari di 3.793 euro, il contributo per l’invalidità 9.018 euro.

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