Tavolo Calenda: non sia un sogno per Roma

Occorre uscire dalla politica degli annunci e abbandonare il fascio dei buoni propositi per puntare su un solo obiettivo che sia realistico raggiungere.

A Roma è sempre Capodanno: ogni giorno si fanno i buoni propositi, che vengono subito dimenticati. L’amministrazione comunale, incapace di far fronte ai mille problemi che affliggono la città, si affida quotidianamente alla più antica risorsa della politica, l’annuncio.

Una volta si tratta dei bus turistici finalmente radiati dal centro storico, un’altra dell’ennesimo programma per lo smaltimento dei rifiuti, un’altra di quello per la tutela del verde pubblico. Intanto tutto procede come sempre.

A chiunque succede di viaggiare all’estero, o, più modestamente, di capitare a Milano, e di essere colto da un senso di sconforto nel vedere che tutto, bene o male, funziona. Le vie sono pulite e senza buche, i marciapiedi levigati, il traffico intenso, ma sostanzialmente ordinato (si vedono persino i vigili per strada a controllarlo!), non si vedono in giro cassonetti seppelliti dalla spazzatura.

I buoni propositi, se mai se ne sono fatti, in città come Berlino, Parigi, Londra, che non hanno meno problemi di Roma, sono stati realizzati.

Questo scenario deve essere ben presente, domani, al tavolo cui finalmente si incontreranno Raggi e Calenda, con l’intento di identificare linee di azione per il rilancio della città.

Intanto, sulla scrivania del ministro dello Sviluppo Economico sono affluiti numerosi dossier delle organizzazioni romane degli industriali, dei commercianti, ecc.
Come sempre, si tratta di documenti onnicomprensivi, in cui vengono riassunte tutte le carenze che ciascuno riscontra e, conseguentemente, una lista di cose da fare da far tremare i polsi.

Quello degli industriali (17 pagine) parla di “rigenerazione urbana ed economica” da conseguire attraverso l’ultimazione delle infrastrutture incompiute, l’apertura al mercato di ATAC ed AMA, di incentivi alle imprese che investono in tecnologie per il risparmio energetico, di ripensamento della tassa di soggiorno. Ma occorre anche ridurre le tempistiche autorizzative, minimizzare gli obblighi di realizzazione delle opere accessorie e non manca un riferimento alla banda larga e allo sviluppo di una rete mobile di ultima generazione, senza dimenticare, ovviamente, l’importanza dell’analisi “Big Data”. Segue una dettagliata elencazione delle opere necessarie (dall’anello ferroviario al ponte dei Congressi) e la consueta sollecitazione per un piano di dismissioni immobiliari.

Di uguale tenore i documenti dei commercianti e dei costruttori in cui, correttamente, non viene dimenticato anche il problema, socialmente rilevante, del recupero delle periferie. Vaste programme, come ebbe a dire De Gaulle.

Ciascuno, giustamente, fa la sua parte e farà la sua, riteniamo, con un documento altrettanto onnicomprensivo, anche il Comune. Il rischio è, però, che, mettendo tanta carne al fuoco, dal “Tavolo per Roma” scaturisca una versione aggiornata del libro dei sogni, un altro fascio di buoni propositi di cui è lastricata la via del declino, su cui Roma si è da troppo tempo incamminata.

Quando divenne sindaco di New York, Rudolph Giuliani, di fronte alla profonda crisi in cui versava la Grande Mela, si prefisse un solo obbiettivo ed all’insegna del semplice motto “tolleranza zero” restituì in pochi mesi ai cittadini la sicurezza, primo presupposto per il rilancio della metropoli.
Si avrà il coraggio di fare lo stesso per Roma?

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