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Barriere all’Olimpico, le istituzioni in coro: il derby banco di prova

Ma continua l’emorragia di tifosi: dai 65mila del derby del 2005 ai 30mila del 2015

Giacomo Di Stefano
di Giacomo Di Stefano | 2016-12-1 1/12/2016 ore 18:59

C’è qualcosa nel derby di domenica pomeriggio tra Roma e Lazio che conta più del risultato sportivo. Che prescinde dall’eventuale sorpasso dei laziali sui romanisti o del loro avvicinamento alla capolista. Parliamo delle barriere che dividono le curve all’interno dello Stadio Olimpico, segno – da un lato – d’impianti sportivi insicuri e difficilmente controllabili, dall’altro di un tifo calcistico che viene considerato un blocco unico di violenti e facinorosi.

 

I divisori posti nell’era prefettizia di Franco Gabrielli hanno sortito l’effetto di allontanare molte persone dallo stadio. Non si tratta solo ultras esaltati ma anche  di semplici tifosi che – per principio – hanno deciso di negare il supporto fisico alla propria squadra fino a quando non verranno rimossi i separé. L’emorragia di tifosi dallo Stadio Olimpico è evidente se si confrontano i dati dell’affluenza – proprio nelle stracittadine – degli ultimi dodici anni. Nel 2005 sono stai quasi 65mila i tifosi paganti che sono andati a vedere Roma-Lazio. Lo scorso anno sono stati 32mila e 29mila. Questa volta il dato è in aggiornamento: la Curva Nord laziale ha deciso di supportare la squadra, la Sud continua imperterrita la rivolta.

 

Un ‘caso’ cittadino (a San Siro e a Torino le barriere non esistono) che ha richiamato l’attenzione di istituzioni nazionali e cittadine, pronte – con toni diversi – a trovare un compromesso. A metà novembre s’è esposta la Commissione Sport di Roma Capitale, ora è stata la volta delle massime autorità nazionali sul tema dello sport e dell’ordine pubblico: il presidente del CONI Giovanni Malagò e il Ministro degli Interni Angelino Alfano. Il capo del Comitato Olimpico ha ribadito l’importanza di garantire la sicurezza, pur ammettendo che lo scotto pagato dal tracollo degli spettatori è stato enorme. Insomma, per ora le barriere ci vogliono ma speriamo che presto non servano più. Cauto il responsabile del Viminale che sostiene di essere il primo a gioire di una futura eliminazione delle barriere ma – dice – “bisogna sincerarsi che prima non ci siano rischi e che la sicurezza sia l’elemento cui dare maggiore importanza. Il leader dell’NCD ha dalla sua i dati che parlano di un calo del numero degli incontri con feriti da quando sono istallati i divisori della discordia.

Due punti di vista vicini ma non coincidenti quelli di Alfano e Malagò. Ma convinti entrambi di un fatto: il derby di domenica sarà la prova del nove.

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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