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Raggi, 2017 l’anno della svolta. O del crollo

La sindaca attesa da dodici mesi di fuoco. Sul piatto lo stadio, il bilancio, la città da rivitalizzare e lo spettro della procura. Un ottovolante da cui non si può scendere

Marco Scotti
di Marco Scotti | 2017-01-2 2/01/2017 ore 16:44

Strade da ripulire e riasfaltare, mezzi pubblici da (ri)portare su livelli europei. E ancora: il bilancio che traballa, lo stadio della Roma da portare a termine. In mezzo, lo spettro delle inchieste giudiziarie che potrebbero abbattersi su Virginia Raggi. Il 2017 che attende la sindaca e la Capitale è di quelli da segnare sul calendario: saranno questi dodici mesi a determinare il futuro della Raggi e, perché no, anche del Movimento 5 Stelle. Il discorso di fine anno del presidente Mattarella ha chiarito che, a meno di cataclismi, non si andrà ad elezioni anticipate e che l’esecutivo guidato da Paolo Gentiloni resterà in carica fino al 2018.

Per questo motivo, se l’anno appena iniziato sarà quello della svolta per Virginia Raggi, allora con ogni probabilità il Movimento stesso riceverà una spinta tale da poter pensare verosimilmente di trionfare anche alle elezioni politiche che si terranno tra meno di 18 mesi. Viceversa, se la sindaca non riuscirà a far ripartire Roma, anche la creatura di Beppe Grillo ne uscirà inevitabilmente azzoppata.

Quali sono le sfide che attendono la sindaca? Difficile elencarle in ordine di importanza. Certo è che lo stadio della Roma, con i nodi ancora da sciogliere – e con il ruolo di Paolo Berdini sempre più incerto – appare tra i traguardi che richiederanno maggiore impegno per essere raggiunti. Da una parte, infatti, vi sono gli accordi siglati con la società di James Pallotta e con i costruttori romani; dall’altra ci sono le promesse della campagna elettorale, in cui ci si era scagliati contro la possibile speculazione delle aree antistanti lo stadio.

I trasporti non funzionano, e non è certo una novità. Ma c’è bisogno di una sterzata decisa, investendo risorse prima di tutto nella manutenzione della metropolitana e dei bus. La prima continua a fermarsi per danni minori che però sono invalidanti, come le guarnizioni delle porte o dei freni; i secondi, sempre per un problema di guarnizioni, rischiano con l’innalzarsi delle temperature, di ripresentare quei problemi di “autocombustione” che si sono verificati l’estate scorsa.

In tutto ciò non va dimenticato il dramma della Metropolitana C: se, davvero, si deciderà di interrompere la linea a Colosseo, bisognerà programmare la stazione in modo che diventi di testa e non solo di scambio. Servirà scavare ulteriormente in una zona in cui ci muove sempre sulle uova a causa del gran numero di opere romane presenti nell’area. Con un conseguente picco nei costi.

E ancora: che dire della spazzatura, che ha ripreso a infestare il centro storico e le periferie complici le festività natalizie? Anche in questo caso si tratta di un’emergenza da non sottovalutare. La gente è stanca, e il “fai da te” – leggasi roghi – rischia di tornare di grande attualità.

C’è anche da risolvere il problema del bilancio. La previsione è stata bocciata dalla Corte dei Conti perché non aveva sufficienti garanzie in caso di “imprevisti” – all’ordine del giorno in una metropoli come Roma – ed è stata rispedita al mittente. Ora serve impostare un bilancio più solido, che però non preveda tagli lineari verso scuole e prevenzione, ma che si adoperi per la realizzazione di nuovi investimenti. Come? Il “patto per Roma” non è più rinviabile e l’auspicio è che il dialogo tra Campidoglio e Palazzo Chigi porti ai frutti sperati. Che non saranno i 2 miliardi di euro chiesti dalla Giunta Raggi, ma che al tempo stesso non potranno essere molto di meno: una Capitale ridotta ai minimi termini non fa certo bene all’immagine dell’intero paese.

Infine c’è il problema della viabilità e delle strade: lo smog è nuovamente su livelli elevatissimi e lo stop ai veicoli più inquinanti sembra più un estemporaneo tampone che una vera panacea. Sul fronte della manutenzione stradale, invece, è necessario intervenire in fretta: le buche sono diventate delle voragini e soltanto a dicembre ci sono stati 25 morti. Un’emergenza vera che non può essere presa sotto gamba.

In tutto questo non si può dimenticare lo spettro delle possibili indagini che potrebbero coinvolgere Virginia Raggi. Spifferi provenienti dalla procura danno per imminente un avviso di garanzia ma, finché non ci sarà la certezza, non si può giudicare in questo senso le sfide che attendono la sindaca. Piuttosto, è bene ricordare come lo stesso Beppe Grillo, ben lungi dall’essere garantista, nel suo “contro-discorso” di Capodanno non sia stato così duro contro gli indagati, tanto da prefigurare la possibilità che in caso di avvisi di garanzia possano essere gli amministratori coinvolti a decidere se sospendersi o meno dalla propria attività. O, in seconda battuta, il direttorio – ora tramutato in collegio dei probi viri – possa decidere sul futuro del personaggio coinvolto.

La sindaca Raggi è di fronte alla più difficile sfida della sua seppur breve carriera politica. Se riuscirà a invertire la rotta, legittimerà quel plebiscito che l’ha investita a giugno e che le ha dato un’ampia maggioranza per riportare fuori dalla palude – in cui non è stata certo lei a farla precipitare – Roma. Un sentito in bocca al lupo.

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A proposito dell'autore

Marco Scotti
255 articoli

Giornalista professionista. Ha collaborato con Liberal, Il Ghirlandaio, Affari Italiani, Il Sole 24 Ore, il Gruppo Class e La Sicilia. Ha pubblicato con Lantana "Codice Amazon"

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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