15,3 milioni di euro nel 2012, 8,3 nel 2017. Sono in numeri del crollo dei ricavi dalla pubblicità di Atac raccontati da Radiocolonna qualche giorno fa. Numeri impressionanti che hanno sollevato dubbi sulle ragioni che – in cinque anni – hanno portato il canone di concessione per la pubblicità quasi a dimezzarsi.

La municipalizzata non organizza autonomamente la raccolta pubblicitaria ma si affida a un privato che paga un tot di soldi all’azienda per gestire la pubblicità che troviamo sugli autobus, alle fermate e sotto la metropolitana.
Quel privato è IGPDecaux, colosso nazionale nella comunicazione esterna, ha spiegato in esclusiva a Radiocolonna le ragioni del crollo della raccolta pubblicitaria di Atac.
Motivazioni forti che possono suonare come una bocciatura del sistema città – troppi gli impianti pubblicitari irregolari a Roma – e un monito sullo stato dei mezzi pubblici in mano alla municipalizzata dei trasporti.
L’IGPDeacux tra motivato le ragioni in tre punti interconnessi che hanno generato la riduzione.
Un combinato che inizia dagli effetti della crisi economica sugli investimenti pubblicitari per arrivare subito alla crisi di Atac, che per colpa del suo parco vetture (“vecchie e con il parco circolante in costante diminuzione” dice l’azienda di comunicazione) ha contribuito alla svalutazione del valore del canone. Ma il terzo punto è forse quello più rilevante e tocca Roma come città che non riesce a far rispettare la legalità sul fronte dell’impiantistica pubblicitaria.
Ad incidere, secondo l’IGPDecaux, è “La presenza di un’ingente quantitativo di impianti pubblicitari irregolari sul territorio di Roma che ancora non applica lo strumento di regolazione approvato dall’Assemblea Capitolina e che prevede il taglio di decine di migliaia di metri quadri di pubblicità ed il contestuale riordino attraverso l’indizione di gare pubbliche. La presenza di migliaia di cartelli irregolari e di bassa qualità dequalifica l’intero comparto spingendo i prezzi della pubblicità verso il basso così come il valore degli asset quali quelli di ATAC.”