50 anni di Sant’Egidio. Il card. Parolin: siete opera di pace

Messa a San Giovanni in Laterano. Oltre ai fondatori, presenti Gentiloni, Tajani, Raggi

Sant'Egidio celebra i 50 anni
Sant'Egidio celebra i 50 anni

Liberare dalla segregazione e dalla solitudine, inserendo nel circuito della vita, e’ quello che fate da quando – giovani studenti – avete affrontato con passione le borgate romane, oltrepassando tante barriere”. Cosi’ il cardinale Pietro Parolin ha descritto la Comunita’ di Sant’Egidio in occasione delle celebrazioni per i 50 anni di attivita’. Il segretario di Stato vaticano lo ha detto durante la messa celebrata questo pomeriggio nella basilica di San Giovanni in Laterano rivolgendosi ai presenti, tra cui il fondatore Andrea Riccardi e il presidente Marco Impagliazzo.

Con loro, il premier Paolo Gentiloni, membri del governo come Marianna Madia e Valeria Fedeli tra gli altri, il presidente del Parlamento Ue Antonio Tajani, il sindaco Virginia Raggi, il vicario di Roma mons. Angelo De Donatis, membri di Sant’Egidio da vari Paesi, ambasciatori, cristiani di diverse confessioni.

Sulle tappe della Comunita’, Parolin ha ricordato come “bambini, donne, uomini, poveri, anziani dalla vita dura” nelle periferie dell’Urbe percepissero “se’ stessi come il lebbroso di Cafarnao”. Ma “dai primi incontri con quel mondo e’ cominciata una storia della loro liberazione dalla lebbra dell’esclusione”, perche’ “nessuno e’ escluso davanti a Dio”. E oggi “questa storia continua in Europa, Africa, Asia, nelle Americhe”.

Una vicenda, ha spiegato, che non riguarda solo la “lebbra” della poverta’, ma anche quella “della malattia, come nel caso della cura dei malati di Aids in Africa”, dove gli esclusi sono divenuti a loro volta “protagonisti d’inedite liberazioni di altri”. Infatti, ha constatato, “avete creduto che la pace e’ possibile, che un popolo non e’ mai condannato a essere ostaggio della violenza e avete cercato di far crescere le speranze concrete di liberazione” dai conflitti.

Per questo, ha detto il segretario di Stato, “vi siete impegnati nell’avvicinare chi si combatte o si odia” e “vi siete fatti attenti ai feriti della guerra e della miseria: rifugiati e emigrati”, grazie “ai corridoi umanitari per i profughi dalla Siria e dal Corno d’Africa“. “Non vi siete fermati di fronte al muro di quello che poteva apparire impossibile”, ha detto il porporato alla Comunita’, nella convinzione che “l’amore di Dio non si ferma e non recede di fronte all’abisso che divide dai nemici, dai lebbrosi, dai poveri”. E in tal modo e’ stato possibile, ha constatato, realizzare “il miracolo di un incontro senza confini, nelle varie periferie del mondo” per ricomporre “la famiglia umana oltre le sue lacerazioni”.

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