A Roma dopo le pecore arrivano le api antismog

Come Francoforte e Vancouver anch’ella Capitale ingaggia le api contro l’inquinamento grazie al progetto Apincittà

Roma arruola le api nella lotta urbana contro polveri sottili, microplastiche e contaminanti atmosferici. Dopo le pecore e le mucche, ora dunque tocca alle api.

Ad illustrare la nuova iniziativa del Campidoglio è stato Edgar Meyer in rappresentanza dell’assessorato all’Ambiente presso la sede dei Carabinieri forestali di Roma insieme alla Federazione Apicoltori Italiani.

Questo il piano: coordinare un sistema di piccoli allevamenti di api già esistenti presenti in città tra cui quello della Fai a Palazzo della Valle, con l’aggiunta di 3 arnie posizionate nella sede dei carabinieri forestali.

Analizzando la qualità del miele, del polline e la salute delle stesse api si punta a misurare il livello di smog. Il progetto si chiama ‘Apincittà’ e secondo Meyer “sarà utile alla città dal punto di vista ambientale. Poi ci interessa la sensibilizzazione e l’educazione dei cittadini alla biodiversità urbana”.

Il Progetto, frutto di un coordinamento tra Arma dei Carabinieri, Fai-Federazione Apicoltori Italiani e Comune di Roma, prevede in particolare di mettere a sistema gli allevamenti di api presenti nella Capitale creando, nell’ambito di quelli già esistenti, una rete di dieci postazioni nel centro storico da subito.

L’apiario sperimentale “Numero Zero”- viene segnalato, in una nota, dai responsabili del progetto- è quello della Fai-Federazione Apicoltori Italiani attivo già dal 1980 a Palazzo della Valle, sede di Confagricoltura. Nella sede del Comando Cufa dell’Arma dei Carabinieri sono stati invece installati tre alveari per attivare la “Postazione Laboratorio Numero 1”. Tra le attività in programma la valutazione sull’impatto del servizio eco-sistemico che le api garantiscono alla Capitale. Non mancherà inoltre nelle azioni da svolgere una nuova modalità di vigilanza sul fenomeno dei furti degli alveari con particolare attenzione alla tutela e alla salvaguardia dell’ape italiana.

Concettualmente non si tratta di una novità. L’idea, spiega Rinnovabili.it, di “usare le api per rilevare l’inquinamento è in realtà vecchia di decenni. Una volta ci si limitava a osservare lo stato di salute dell’alveare: api malate o morte erano la spia di una vicina fonte d’inquinamento. Oggi il monitoraggio è divenuto più sofisticato e gli insetti non devono soffrire per fornire informazioni: basta analizzare il polline raccolto e il miele e la cera prodotti per valutare la presenza di elementi come il fluoruro, il piombo, lo zinco, il naftalene e persino composti radioattivi come il cesio, il trizio e il plutonio. E dal momento che questi imenotteri visitano migliaia di fiori in un solo giorno, di solito in un raggio stretto di fino a 3 km attorno alla loro casa, sono in grado di restituire un sistema di valutazione fortemente localizzato”.

 

Questa idea non è nuova: esperimenti simili sono stati attivati anche in altre parti del mondo come a Vancouver o, ancora, all’aeroporto tedesco di Francoforte.

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