A Roma e nel Lazio il 23% delle famiglie ha debiti

In numero assoluto si tratta di 607 mila famiglie, in diminuzione rispetto del 31% del 2006. Lo dice una ricerca condotta dalla Consulta Nazionale Antiusura.

Famiglie con troppi debiti
Famiglie con troppi debiti

A Roma e nel Lazio almeno il 23% delle famiglie ha debiti. La maggior parte per l’acquisto della casa, ma quasi il 6% per beni di consumo come elettrodomestici e vacanze. In numero assoluto si tratta di 607 mila famiglie, in diminuzione del 31% rispetto al 2006. Lo dice una ricerca condotta dalla Consulta Nazionale Antiusura.

Il Lazio è sotto la media nazionale, che si attesta al 24,1%, e comunque registra un dato molto inferiore a regioni che “guidano” questa classifica, come l’Abruzzo (69,5%) ed Emilia Romagna ( 35,3%).

In totale in Italia sono oltre 682 mila le famiglie in sovraindebitamento, con un aumento del 53%. Si tratta soprattutto di famiglie con più di 4 componenti e in cui c’è uno stipendio solo. Hanno inciso il calo dei redditi da lavoro dipendente (-14,6% tra il 2016 e il 2006) ma soprattutto del lavoro autonomo (-32,6%).

A questo punto, le famiglie di fronte ai debiti  come si sono comportate? “In massa le famiglie hanno ceduto il tesoretto degli oggetti di valore domestici, con in media 2.177 euro a nucleo. In sostanza sì è decurtato di quasi 40 punti la riserva “intangibile” un tempo di oggetti preziosi. – dice la ricerca – Monili, anelli e ricordi di nozze e compleanni sono stati dunque accaparrati da 35000 sportelli di Compro Oro, la stragrande maggioranza dei quali entrati in funzione negli anni della depressione economica; oggetti di valore e di affezione risucchiati dalle idrovore di 120000 punti di raccolta di gioco pubblico d’azzardo (che tra il 2006 e il 2016 ha triplicato il suo volume).

Le attività finanziarie hanno fatto il resto. “Il tutto – continua il rapporto – mentre il risparmio finanziario delle famiglie veniva attratto dal rischio di obbligazioni, derivati, “borsini” azionari: regolarmente bruciati nei fallimenti e nelle Bad Bank, fino a lo spiantarsi della più antica è più importante delle banche ex pubbliche italiane, quel Monte dei Paschi – dei pascoli! – di Siena che ha richiesto il sacrificio di ben 15 miliardi di euro del pubblico denaro”.

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