Ama, dipendenti fanno rifornimento con benzina aziendale

Un nuovo scandalo si abbatte sull’azienda dei rifiuti: alcuni dipendenti avrebbero utilizzato le scorte di carburante di Ama per le proprie esigenze

Erica Dellapasqua per Il Corriere della Sera Roma

 

Le prime segnalazioni hanno riguardato le carte carburante, uguali per tutti i mezzi, e i codici pin, personali e quindi diversi per ciascun addetto. Effettivamente, qualcosa non tornava: dagli incroci, è apparso subito evidente che sulla tessera aziendale venivano addebitati importi che però non corrispondevano alle quantità di benzina trasferite nei camioncini dell’Ama, obbligati a rifornirsi nei distributori convenzionati. Cosi l’azienda, senza indugiare, ha avviato l’indagine interna che, ad oggi, riguarda «pochissime unità», almeno secondo la precisazione della stessa Ama, e che eventualmente, così come prevedono le disposizioni contrattuali, potrebbe anche concludersi col licenziamento di uno o più dipendenti infedeli. Non è la prima volta, per Ama.

 

Una analoga truffa della benzina, messa in piedi sempre da un addetto in possesso della carta carburante aziendale, era stata smascherata già anni fa con l’aiuto dei carabinieri. Il dipendente e il suo complice, il benzinaio, in pratica addebitavano sulla tessera centinaia di euro di rifornimento, che però non veniva erogato, spartendosi poi la somma a metà. Sul caso attuale, invece, le verifiche sono appena cominciate, disposte proprio dall’azienda che, in via preventiva, ha anche fatto circolare un apposito ordine di servizio, prefigurando sia l’eventuale denuncia penale sia il licenziamento. La comunicazione, inviata il 6 aprile dal capo del personale a tutte le sedi e unità centrali e periferiche, non ci gira attorno già a partire dall’oggetto: «Uso improprio delle carte carburante».

 

Nel merito, Ama «ricorda a tutto il personale che l’utilizzo delle carte carburante per fini diversi da quelli istituzionali e di servizio configura un reato con conseguente grave lesione del vincolo fiduciario tra azienda e lavoratore, tale da determinare motivo di licenziamento per giusta causa senza preavviso nonché denuncia penale». Alla fase, tutta interna, della contestazione disciplinare, potrebbe quindi seguire un’indagine della Procura.

 

Rispetto al precedente del 2010, che a quanto pare – nonostante l’epilogo dell’arresto – non avrebbe rappresentato un disincentivo, Ama è ancora al lavoro per capire con esattezza la dinamica: quante card sono effettivamente coinvolte, a chi sono intestate, da quanto tempo va avanti il «trucco» e, soprattutto, l’entità del possibile danno economico per le casse dell’azienda. In un caso o nell’altro infatti, sia che la benzina sia finita in un’auto privata sia che il carburante sia rimasto nella colonnina con un addebito fittizio, i camioncini non sarebbero stati riforniti e, allo stesso tempo, Ama ci avrebbe perso soldi. Indagini «veloci», promettono dalla municipalizzata. Intanto, con quella circolare, i dipendenti sono avvisati.

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