Atac, l’arrivo delle Fs dipenderà dalle elezioni

Un partner industriale forte in Atac

Una vittoria del Pd aprirebbe la strada all’ingresso del gruppo ferroviario, da sempre interessato al trasporto romano. Ipotesi irrealizzabile se a imporsi fossero i Cinque Stelle. Ma i sindacati non ci stanno e bocciano il coinvolgimento delle Ferrovie

Mancano poco meno di due mesi alle elezioni per il nuovo sindaco di Roma e l’Atac si prepara a conoscere il proprio destino. La municipalizzata dei trasporti è alle prese con un difficile risanamento, dopo anni di bilanci in profondo rosso e debiti fuori controllo. Regista dell’operazione è il dg Marco Rettighieri, chiamato dal commissario Francesco Tronca a rimettere in sesto l’azienda, riportandola “oltre la linea di galleggiamento”, come ha spesso detto il manager ex Ferrovie. Sempre che nel frattempo non intervengano cambiamenti sostanziali nell’assetto della municipalizzata dei trasporti.

A seconda del colore del futuro primo cittadino, potrebbe infatti aprirsi o meno la strada che porta all’ingresso in Atac di un partner industriale forte, in grado di portare il capitale necessario agli investimenti. Ipotesi che vedrebbe in prima linea le Ferrovie, che in più occasioni si sono dette molto interessate al trasporto capitolino.

L’operazione Atac-Ferrovie troverebbe secondo molti addetti ai lavori il suo migliore contesto in una vittoria del candidato Pd e fedelissimo di Matteo Renzi, Roberto Giachetti. Ambienti Pd, ad eccezione della sinistra romana del partito che sostiene Stefano Fassina, fanno intendere come l’ipotesi di un eventuale partecipazione delle Ferrovie non dispiacerebbe affatto. Senza considerare che giorni fa lo stesso Giachetti non ha escluso la privatizzazione dell’azienda, una volta risanata.

Senza considerare che il gruppo ferroviario guidato da Renato Mazzoncini, per mezzo della controllata Rfi ha già avviato un confronto con il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio per ammodernare e riportare a pieno regime la tratta Roma-Lido, tra le più trafficate, ma altrettanto carenti, d’Italia. Altro elemento a sostegno dell’ipotesi Fs è il precedente di Firenze, dove il gruppo Fs è entrato nell’azienda di trasporto locale, l’Ataf, attraverrso la controllata BusItalia, quando sindaco della città era lo stesso Renzi.

Diversamente andrebbe se invece a imporsi fosse la candidata del Movimento Cinque Stelle, Virginia Raggi. L’esponente grillina ha più volte difeso la “romanità” di Atac, considerandola un patrimonio di tutti i cittadini e per questo da far rimanere in mano pubblica. Un’amministrazione targata Cinque Stelle escluderebbe dunque qualsiasi ipotesi di nuovi ingressi in Atac.

I possibili scenari sono comunque oggetto di dibattito dentro e fuori l’azienda. Se fonti molto vicine alla municipalizzata fanno notare come il management sia in questo momento “concentrato nel risanamento dell’azienda, per riportarla in salute quanto prima, gli assetti societari li deciderà il socio, ovvero il Comune”, tra i lavoratori invece si respira qualche malumore.

Michele Frullo, dell’Usb, respinge al mittente ogni possibilità di ingresso di Fs. “Significherebbe stravolgere completamente i contratti e i diritti del personale, è già successo a Firenze con l’Ataf”, dice a Radiocolonna. “Il servizio deve rimanere pubblico, speculazioni di ogni genere sarebbero inaccettabili. Noi non siamo schierati con nessun candidato, ma sul discorso Ferrovie la Raggi con noi sfonda una porta aperta”. (Gianluca Zapponini)

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