Atac, ritorna lo scandalo della mensa

Ripristinato il servizio mensa che è al centro di indagini

Dopo l’uscita di scena di Marco Rettighieri, il direttore generale di Atac che aveva portato in Procura le carte relative agli accordi sindacali siglati nel 1974 relativamente al sostentamento del Dopolavoro Atac, nell’azienda di trasporto è in atto una sorta di “restaurazione”. La mensa del Dopolavoro da sola costa 4,2 milioni di euro e, ad oggi – e a dirlo è Stefano Esposito, già assessore ai Trasporti – “non si sa se le cucine sono a norma, chi eroga i pasti, chi li certifica…”. Inizialmente, sembrava che la situazione fosse destinata a cambiare, perché il consiglio di amministrazione del Dopolavoro, aveva annunciato l’addio in una lettera: “A causa del mancato pagamento del contributo mense e della disdetta degli accordi del Dopolavoro da parte di Atac, ed essendo inoltre stato interrotto il flusso economico dal 12 agosto 2016, questo sodalizio si vede costretto suo malgrado a sospendere l’erogazione dei pasti da lunedì 14 novembre”.

 

I pasti erano forniti grazie a un contributo aziendale da 4,2 milioni all’anno e da una quota pasto (2,10 euro) versata da ogni lavoratore. Cotral, che per prima si era accorta delle irregolarità, aveva prudenzialmente sospeso il servizio in attesa di una pronuncia della Procura. Il 14 novembre, ovvero due giorni fa, ecco il colpo di scena: in un comunicato si legge che “visti gli impegni presi da Atac per la risoluzione dei problemi relativi al ristoro dei dipendenti, il consiglio d’amministrazione del Dopolavoro, responsabilmente, al fine di garantire la continuità del servizio, ritiene opportuno mantenere aperte le mense in Atac stante i limiti delle risorse disponibili”.

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