Atac, un traghettatore e poi il supermanager

Il Campidoglio studia il modello Ama. A fine anno il maxi-bando

Traghettare Atac fino a inizio 2017 per poi affidarla a un manager di peso, magari proveniente dall’estero, da ingaggiare con un maxibando sulla falsariga del modello Ama. Sarebbe questa la strategia del Campidoglio per tentare di tirare fuori dalle sabbie mobili la municipalizzata dei trasporti, sempre più nel caos e, come documentato da Radiocolonna, perennemente a corto di ricambi per i mezzi di superficie. Dopo le dimissioni con annessa polemica di Marco Rettighieri, la poltrona di direttore generale è rimasta vacante mentre quella di amministratore unico ha visto proprio oggi il passaggio di testimone tra Armando Brandolese e Manuel Fantasia. Di qui una strategia volta ad affidare temporaneamente Atac a un manager proveniente dal mondo del trasporto pubblico romano, per poi mettersi alla ricerca di un capoazineda di caratura internazionale attraverso una maxigara che qualcuno dentro Atac ha già definito “globale”. D’altronde, si fa notare in azienda, il modello è già in fase di sperimentazione in Ama, dove l’attuale dg Stefano Bina lascerà l’incarico a fine anno, per poi partecipare anch’esso al concorso.  

Sul nome del traghettataore per il momento non c’è nessun nome davvero quotato. I più vorrebbero Enrico Sciarra, con un passato già in Atac e più volte indicato come presidente (quando era prevista tale carica) e ora in forza all’Agenzia per la mobilità oppure Carlo Medaglia, oggi a capo del medesimo ente. Di sicuro il manager a tempo avrà parecchie grane, visto che Atac versa in una consizione diastrosa. Il primo step sarà quelle di reperire i pezzi di ricambio che stanno decimando la flotta, per poi succesivamente assicurarsi i 150 bus inizialmente previsti per il Giubileo. Che è ormai quasi finito. (G.Z.) 

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