Autonomia: le elezioni contrappongono M5S e Lega

Il governo sottoposto a logoramento. Domenica le primarie del Pd, a fine mese si vota in Basilicata. A maggio la grande abbuffata, dalle europee alle comunali.

Crescono le tensioni all’interno del governo dopo le elezioni in Sardegna. Due soprattutto i temi che vedono contrapposizioni tra M5S e Lega: tav e autonomia. Sia sulla Torino-Lione che sulla richiesta di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna di avere maggiori competenze Matteo Salvini spinge sull’acceleratore,  mentre Luigi Di Maio frena ribadendo il suo no alla Tav e la necessità di studiare meglio il dossier autonomia per evitare che in Italia si creino regioni di serie A (quelle del centronord) e di serie B (quelle meridionali). I due vicepremier lavorano per trovare un accordo su queste “spine” che potrebbero logorare il governo, ma certo non aiuta il clima elettorale che contraddistingue l’anno in corso.

L’Italia, si sa, è un Paese dove si vota sempre, dalle elezioni politiche alle regionali e amministrative, dai referendum alle europee, dalle primarie del Pd alle consultazioni online dei cinquestelle in nome della democrazia diretta. Insomma, si vota su tutto ed in ogni periodo dell’anno. Anche il 2019 non sfugge alla regola: gia’ ci sono state due elezioni regionali (Abruzzo e Sardegna) ed una consultazione sulla piattaforma Rousseau del M5S sul processo a Salvini.

Ora a marzo ci attendono le primarie del Pd (domenica 3) e un altro turno regionale che interessa la Basilicata (domenica 24). Poi a maggio la “grande abbuffata”: domenica 26 si voterà per le elezioni europee, molto probabilmente le regionali in Piemonte (il voto per il presidente ed il nuovo consiglio non è stato ancora fissato ma l’orientamento a Torino è quello favorevole ad un “election day”) ed un importante turno amministrativo che riguardera’ quasi il 50% dei comuni italiani (per l’esattezza 3.859 amministrazioni locali) con 26 capoluoghi; tra questi: Bari, Bergamo, Firenze, Perugia, Reggio Calabria. A fine anno o ad inizio 2020 sono previste infine altre due elezioni regionali in Calabria ed Emilia Romagna.

Come si evince, i risultati elettorali delle consultazioni in programma nel 2019 sono per tutte le formazioni politiche un importante test politico che potrebbe stravolgere l’attuale assetto italiano, sia a livello nazionale che locale. Già i gazebo che domenica 3 marzo il Pd allestirà in molte piazze italiane daranno una risposta importante sul futuro della sinistra nel nostro Paese a poca distanza dal voto per le europee di maggio. Il primo dato rilevante sara’ l’affluenza ai gazebo. Nessuno conta di ripetere i fasti del passato, ma al Largo del Nazareno si auspica di raggiungere il milione di votanti, il che attesterebbe una ripresa di vitalità del Pd dopo la “scoppola” alle politiche dello scorso anno. Il secondo dato rilevante riguarda chi vincerà tra il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, l’uscente reggente del partito dopo le dimissioni di Matteo Renzi, Maurizio Martina, e Roberto Giachetti, che rappresenta la continuità rispetto alla politica dell’ex presidente del Consiglio. Tutto porta a pensare che ad uscire vincitore dalle primarie sara’ il presidente della nostra Regione, il che significherebbe una discontinuità netta rispetto alla gestione renziana, ovvero una politica tesa a ricompattare il frastagliato mondo della sinistra.

Ma, passate le primarie del Pd, come detto, il 24 si voterà in Basilicata. Anche qui, se si ripetesse il voto delle politiche dello scorso anno, la vittoria dovrebbe arridere ai cinquestelle (44,35 per cento allora), davanti al centrodestra (25,39) ed al centrosinistra (19,61). Ma Abruzzo e Sardegna sono lì a dimostrare che il voto regionale è diverso da quello politico. Inoltre il vento sembra spirare a favore della Lega di Matteo Salvini. Sono quindi possibili grandi sorprese,

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