Barriere architettoniche, corsa a ostacoli per i disabili

Il centro di Roma vittima di tavolino selvaggio. Zero fondi contro le barriere

Il centro di Roma si tramuta in un autentico percorso a ostacoli per i disabili. Le barriere architettoniche continuano a essere uno dei problemi principali per le persone a mobilità ridotta. Ma non sono gli unici: nel centro storico continua a proliferare il rituale – infame – del “tavolino selvaggio”, ora arricchitosi di un nuovo capitolo, quello delle fioriere che ostruiscono i posti riservati ai disabili. È il caso di un ristorante, “Lievito e farina” in piazza della Cancelleria, che aveva pensato bene di ostruire i parcheggi riservati con enormi vasi da fiori. L’intervento dei vigili urbani ha portato a sanzioni all’esercizio. A Campo De’ Fiori, in una delle piazze più belle di Roma, i ristoratori, ormai divenuti padroni incontrastati della zona, hanno deciso di far sparire un lampione e una fontanella per aumentare il numero di coperti. Un comportamento che era stato lungamente stigmatizzato sia dalla giunta attuale che dalla precedente ma che, all’atto pratico, non si riesce ad arginare.

 

Il problema però è ancora più grave: Roma, così come Regione e Stato ha tagliato definitivamente i fondi per l’eliminazione delle barriere architettoniche. Nel 2008 gli enti regionali avevano messo a disposizione degli interventi anti-barriere 14,1 milioni di euro. Nel 2012 la dotazione era pari a zero. Nel Lazio si è passati dagli 1,7 milioni del 2008 ai 40.000 euro del 2011 (con un taglio pari al 97,5% del complessivo). Roma negli anni ha provato a risolvere il problema utilizzando fondi fino a 37,5 milioni. Ma sono stati interventi spot, che spesso hanno pure avuto il parere contrario della Corte dei Conti. Non basta: il call center per i privati che vogliano segnalare esigenze particolari – come previsto dalla legge – è aperto dalle 9 alle 10 del mattino del mercoledì. Un’ora alla settimana per rispondere alle esigenze di persone che non si divertono certo a chiamare il call center. Ma questa è la situazione attuale. Un pizzico di vergogna dovrebbe imporporare i visi delle istituzioni. (MS)

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