Camere di Commercio: parte la dieta da Roma, mobilità e fusioni

A rischio le strutture preposte alla conciliazione e contrasto contraffazione

Il clima a Piazza di Pietra, giura una fonte autorevole, è quello delle grandi attese. Domani si decideranno con ogni probabilità le sorti del sistema camerale italiano, quando su tavolo del Cdm, convocato in serata, approderanno gli attesissimi decreti attuativi della riforma della Pubblica amministrazione. Oltre al riassetto delle partecipate e ai licenziamenti più facili per i furbetti del cartellino ci sarà un faldone dedicato alle Camere di commercio. Come previsto dalla legge approvata lo scorso agosto, gli enti con meno di 75 mila imprese iscritte verranno accorpati ai loro fratelli maggiori, mentre i fondi che lo Stato gira alle Camere verranno dimezzati entro il 2017. Ma la vera novità riguarda i tagli al personale delle camere che il governo vorrebbe approvare già domani sera. Attenzione, non si tratta di veri e propri tagli, ma solo di messa in mobilità.

 

Una prospettiva che spaventa un po’ anche la Camera di commercio di Roma, che sì scamperà all’accorpamento, ma dalla riorganizzazione del personale no di certo. “Va detto che nessuno verrà licenziato, nessuno perderà il posto dall’oggi al domani. Ci sarà un riassetto del personale, certamente con qualche conseguenza”, spiegano fonti interne all’ente. Per esempio? Tanto per cominciare potrebbe essere soppressa l’unione regionale delle camere, ovvero Unioncamere Lazio. “Il personale verrebbe ricollocato e riassorbito in altri settori, ma certo questo non potrebbe avvenire in un battito di ciglia, ma ci vorrebbe del tempo”, viene sottolineato. In buona sostanza, nessuna mobilità lampo ma una lenta operazione di ricollocamento. “Ci aspettiamo il blocco delle assunzioni, oltre che al ricorso per la mobilità”, aggiunge la fonte, precisando come i tagli al personale potrebbero scendere dall’iniziale 15% al 10%. Tutti qui? No.

 

 

L’ente di Piazza di Pietra potrebbe poi andare incontro ad altri effetti della razionalizzazione del personale delle strutture camerale. “Un’altra ipotesi è che saltino altre branche, come la camera arbitrale, che si occupa della mediazione civile” che ha ridato un po’ di fiato ai tribunali intasati, affermano dall’ente guidato da Lorenzo Tagliavanti. Nella lista delle strutture a rischio “anche quella preposta alla lotta alla contraffazione”. Quanto agli accorpamenti, sembra già partito il risiko delle camere minori. Come quella di Rieti che, stando alle indiscrezioni raccolte, avrebbe chiesto di essere accorpata a quella di Terni. (G.Z.)

 

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