Coinvolgere i romani sui progetti di mobilità è stato un fallimento?

Grandi polemiche attorno al PUMS, tra occasioni mancate e accuse di manomissione

Far partecipare attivamente i cittadini romani allo sviluppo della mobilità della Capitale. Era il 2017 e in Italia faceva capolino il PUMS, il Piano Urbano di Mobilità Sostenibile. Introdotto tramite un decreto ministeriale del Ministero del Trasporti – all’epoca guidato da Graziano Delrio – si dava la possibilità di accesso a fondi ministeriali destinati a ferrovie, metro, bus e tram previa presentazione del piano entro agosto 2019.

Condizione fondamentale del PUMS: coinvolgere la cittadinanza nella scelta di opere strategiche che impatteranno sul tessuto urbano e produttivo della città.

“Lo scopo del Decreto era nobile: mettere ordine in un settore dove girano fiumi di milioni senza una visione d’insieme sulla città, dove ognuno faceva la sua politica di breve periodo e ad ogni cambio di Amministrazione si cambiavano obiettivi. Tutte cose che a Roma abbiamo già visto” spiega Mercurio Viaggiatore.

In questi giorni il blogger ha lanciato strali contro il modo con cui l’amministrazione guidata da Virginia Raggi ha gestito il dossier PUMS.

Le ragioni?

Non si sarebbe dato realmente seguito alle scelte della cittadinanza, preferendo invece le opere predilette dal M5S romano.

Un’accusa accompagnata da due screen: uno rappresenta la preferenze dei romani, l’altro i progetti inviati al MIT per la richiesta di finanziamenti:

 

 

Mercurio accusa la presenza di una “manina” che avrebbe taroccato i dati. Un’accusa cui ha replicato a stretto giro Stefano Brinchi, presidente e AD di Roma di Roma Servizi per la Mobilità che – in un tweet – ha spiegato che quella che viene considerata una manina rappresenti un semplice errore:

 

 

Nella replica, Mercurio ha ammesso l’ottimo lavoro di Roma Servizi per la Mobilità e ha ridimensionato la rilevanza della manina, concentrando il suo attacco alla sindaca Raggi che avrebbe posto in essere una mistificazione, vista l’obbligatorietà dell’ascolto dai cittadini e la scelta di indicare tra le priorità non i desiderata della cittadinanza ma le due funivie.

 

“Quello che conta infatti sono le opere finanziabili, altrimenti resta un ‘libro dei sogni’ – conclude il blogger – E infatti nella richiesta fondi al MIT per il 2019 sono state aggiunte solo 2 voci: il prolungamento della tramvia da Piazza Vittorio fino a Piazza Venezia, e la tramvia Termini-Venezia-Risorgimento”:

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