Chi si aspettava una corrida, con urla da osteria e tifoserie accanite, probabilmente sarà rimasto deluso. Perché il primo confronto pubblico tra i comitati che propongono soluzioni diverse per il futuro del trasporto pubblico di Roma è stato un evento pacato, ricco di contenuti e utile a capire l’essenza di Mobilitiamo Roma e di Mejo de NO. Di fronte a un pubblico attento (una cinquantina i presenti) assiepato nella piccola senzione del PD Ostiense, le due parti hanno raccontato le proprie ragioni con fair play e ordine. Tra il comitato radicale per il “sì” e quello dem/trasversale per il “no” non c’è astio ma solo divergenze – anche profonde – su come debba essere il trasporto capitolino. La parte del ‘no’ è stata rappresentata da Riccardo Pagano, giovane del PD, quella del sì da Francesco Ottaviano, radicale romano.
Il primo, molto preparato e a proprio agio sugli aspetti tecnici, ha impostato il proprio intervento sulla centralità del ruolo dell’infrastruttura nella sfida referendaria.
Un ruolo che può essere nobilitato solo da una politica proattiva e competente che abbia intenzione di metter mano in maniera strutturale alle falle del tlp romano.
Stoccata ai sostenitori del ‘si’: vogliono mantenere lo status quo e la liberalizzazione da loro auspicata non risolverebbe comunque l’enorme debito di Atac.
Molto diverso – nel tono e nei contenuti – l’intervento del radicale.
Ottaviano ha ribadito che non c’è nessuno più di Mobilitiamo Roma che voglia davvero lasciare pubblico il trasporto, “ma un tratto pubblico vero, non come l’attuale servizio dei trasporti”.
Tra le maggiori differenze con il ‘no’ c’è una diversa concezione della mano pubblica, meno pervasiva e e da limitare alla sola pianificazione. La gestione, sostengono i Radicali, può essere affidata anche ai privati nel rispetto del contratto di servizio e dunque della pianificazione.
“I problemi ora ci sono perché il controllore coincide con il controllato e perché si ritiene un bene pubblico non il servizio ma Atac – spiega Ottaviani – se si va avanti così si arriverà a una privatizzazione di ATAC e sarà molto peggio.”
Dal confronto è apparso chiaro il diverso tratto dei due comitati, divergenze che si traducono in chiavi diverse con cui si cerca di aprire la serratura del trasporto romano. Più tecnici e ingegneristici i ragazzi di Mejo de NO, con idee corbyniane e molto chiare su quello che il servizio non dovrà mai essere: privato.
Più politici i supporters di Mobilitiamo Roma, convinti che una vittoria del ‘sì’ tolga alibi all’impronta padronale con cui le varie amministrazioni capitoline hanno affrontato il dossier Atac. E un avversario ben visibile: Virginia Raggi e la tendenza che i Radicali impuntano alla sua amministrazione di essere corporativisti e anti-concorrenziali.
Tra i punti di debolezza espressi dal ‘sì’ c’è l’idea che la democrazia diretta si possa esprimere su tutto, anche su questioni molto specifiche.
Il pubblico in sala ha infatti chiesto a Ottaviano se fosse rischioso o meno far esprimere i cittadini su un tema così tecnico. Risposta: proprio perché è complesso è bene sentire i cittadini con un’iniziativa forte e partecipativa.
Più convincente invece il punto politico sottolineato da Mobilitiamo Roma: in caso di vittoria del ‘no, i cittadini non la percepiranno come una vittoria dei comitati ma come un trionfo del Movimento Cinque Stelle e di Virginia Raggi.