22 Giugno 2021
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Crollo ponte: Mit avvia ricognizione su tutte le opere

Enti e gestori invitati a segnalazioni entro il 1 settembre p.v. Il Cnr denuncia diecimila ponti, scaduti e senza revisione. Faro su Roma. Sos per i Morandi a Sulmona, Agrigento, Catanzaro

Il ponte Morandi dopo il crollo

Diecimila ponti che preoccupano l’Italia: con i loro oltre cinquant’anni, sono vecchi e ‘affaticati’ dal traffico, da revisionare e non adeguati alla nuova normativa del 2008, che regola il grado di sicurezza strutturale. E – denuncia il Cnr – nessuno è ancora a conoscenza di un registro unico su queste strutture, che dia la possibilità di monitorarne la situazione.

Intanto il ministero delle Infrastrutture e Trasporti ha formalmente avviato con la massima urgenza un’azione di monitoraggio sullo stato di conservazione e manutenzione delle opere varie e non. Entro il 1 settembre p.v. gli enti e soggetti gestori di strade , autostrade e dighe dovranno segnalare al ministero tutti gli interventi necessari a rimuovere le condizioni di rischio riscontrate sulle infrastrutture.”Laddove si ravvedano criticità – specifica la nota del Mit – sarà inviata un task force del Ministero ed esperti indipendenti”.

A parlare di “ponti scaduti” è proprio il direttore dell’ Istituto per le Tecnologie della Costruzione del Cnr, Antonio Occhiuzzi, il quale spiega che “gli elementi principali alla base del rischio crollo, secondo i dati, sono i volumi di traffico e l’età dei manufatti. Quando quest’ultima è superiore a 50 anni e le strutture sono ancora interessate da grossi volumi di traffico, si accende un campanello d’allarme: questi ponti sono diecimila”. La normativa del 2008 che regola le nuove costruzioni, introducendo il grado di sicurezza strutturale è relativamente recente: una scala dove ‘1’ rappresenta il ponte sicuro al 100% e ‘0’ una struttura crollata. “Il problema che si pone – spiega Occhiuzzi – è stabilire in che punto intermedio della scala, tra 0,9 e 0,1, un ponte si possa ancora definire sicuro, da demolire o vicino al crollo”.

E se si può supporre ragionevolmente che quasi tutte le opere con meno di dieci anni abbiano un valore 1 (sicurezza al 100%), questo non si può dire per quelle precedenti. “Immaginiamo quelle che hanno più di 50 anni”, aggiunge Occhiuzzi, che fa un esempio esemplificativo in chiave motoristica: “E’ come pensare di voler circolare con un’auto ‘euro 0′ in un’epoca in cui vige solo l’ ‘euro 4’, magari illudendosi anche che si rispettano ancora gli stessi parametri ecologici. Purtroppo qui il paragone è con strutture da cui dipende la sicurezza di migliaia di vite umane, che ogni giorno le percorrono”.
E ora sotto i riflettori ci sono tante strutture, da Nord a Sud, su cui viene lanciato l’allarme. Come i timori sulla stabilità del viadotto della Magliana a Roma: secondo quanto denuncia il Pd locale e Fdi, uno studio dell’Università la Sapienza tempo fa ne avrebbe evidenziato lo stato di insicurezza e una significativa decadenza fisica. Ma dopo le recenti indagini fatte dal Professor Braga, secondo la Facoltà di ingegneria civile dell’ateneo, “sarebbero da escludere i rischi di crollo e gli interventi di manutenzione dovrebbero passare a breve dalla fase di progetto definitivo a quella di progetto esecutivo”.

Il Campidoglio ha già stanziato per la manutenzione straordinaria oltre 2 milioni di euro. Ma a fare paura sono soprattutto i ponti progettati da Morandi, il cui nome è ormai inevitabilmente associato da tutta Italia alla tragedia di Genova. C’è così anche l’ipotesi di demolire il viadotto ‘Morandi’ di Agrigento, costruito su progetto dell’ingegnere nel ’70 e già chiuso nel 2017 dopo denunce di degrado della struttura. Sul ponte ‘Morandi’ di Sulmona, invece, non si potrà parcheggiare prima di una serie di verifiche mentre a Catanzaro sul viadotto Bisantis, anche questa opera dello stesso ingegnere e simbolo della città, Anas aveva già recentemente avviato interventi di manutenzione della struttura. (Fonte Ansa)

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