Da liste a partito, i primi nodi per Zingaretti

Segreteria unitaria, poi le europee, ok al manifesto Calenda

Il Pd alla prova delle primarie
Il Pd

L’elevato numero di elettori alle primarie dà al nuovo segretario Dem Nicola Zingaretti quella legittimazione sperata per affrontare i nodi da sciogliere subito: gli assetti interni al partito, a cominciare da una possibile segreteria unitaria, le liste per le elezioni europee, l’atteggiamento da tenere in Parlamento sull’ Autonomia. Il primo appuntamento è l’Assemblea nazionale del 17 marzo, chiamata ad eleggere la Direzione. Questa è composta sulla base dei risultati delle primarie; Zingaretti dovrà indicare i componenti della sua quota scegliendoli tra le varie aree che lo hanno sostenuto. Il 17 marzo dovrà anche indicare il nome del Tesoriere e quelli della Commissione di garanzia. Zingaretti ha annunciato, come anche Maurizio Martina, di voler dar vita ad una segreteria unitaria.

Questa verrà indicata in Direzione e non all’Assemblea, ma per questa occasione dovrà essere annunciato l’eventuale accordo. La gestione unitaria del partito riguarda anche i gruppi parlamentari, visto che è il segretario che propone il nome del capogruppo che poi i senatori e i deputati lo eleggono. Gli attuali presidenti dei due gruppi, Graziano Delrio e Andrea Marcucci, appoggiano Martina. La loro conferma o la loro sostituzione (di entrambe o di uno) dipenderà dall’accordo complessivo. Impellente è anche il problema dei dipendenti del partito, la maggior parte dei quali è in cassa integrazione. Le primarie porteranno un piccolo tesoretto (due euro a votante) ma non risolutivo. Già dai prossimi giorni il segretario dovrà affrontare il primo nodo politico, le liste elettorali per le europee.

Il Governatore ha sottoscritto la proposta di Carlo Calenda di una lista unitaria di tutti gli europeisti, e quindi dovrà avviare incontri con +Europa, Verdi, Italia Comune che però finora si sono dichiarati indisponibili, così come c’è resistenza da Mdp che preferirebbe una lista della sola sinistra (in sostanza Pd e Mdp). Molto dipenderà dagli interlocutori, tra cui Zingaretti ha detto di voler inserire anche esponenti delle realtà civiche che in questi mesi hanno fatto sentire la propria voce. A livello parlamentare il Pd di Zingaretti dovrà decidere come porsi di fronte al Decretone e all’Autonomia chiesta da Veneto, Lombardia ed Emilia. Sul primo punto in Senato la maggioranza ha blindato il confronto al proprio interno, risolvendo così il problema al Pd. Occorre attendere per capire se anche alla Camera ci sarà lo stesso atteggiamento, in caso contrario si porrà il tema del possibile dialogo (parlamentare) con M5s. Il tema si porrà con più forza sull’Autonomia.

Su tale questione il Partito democratico non ha ancora una posizione unitaria: i parlamentari del Nord sono favorevoli al regionalismo differenziato mentre quelli del Sud sono fortemente contrari. Qualche giorno fa Zingaretti ha dato una indicazione di metodo: “credo che sia possibile sostenere quella che migliora l’efficienza dello Stato e sia necessario dire un forte no a quella che distrugge l’Italia”. Una posizione che è anche di molti dirigenti del M5s.

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