Debito, la Capitale alla resa dei conti

Romani stratassati e sovraindebitati. Ma soprattutto con la prospettiva di veder ancora ridurre i servizi essenziali senza un intervento congiunto di Campidoglio e governo

Alla fine del 2018 Parigi avrà un debito da sei miliardi, in aumento del 12 per cento. C’è da scommettere che anche a Roma i debiti saliranno oltre la stratosferica cifra di 12 miliardi fra gestione ordinaria e straordinaria. Ma fra le due capitali c’è una differenza sostanziale: nel caso della Ville Lumière, i soldi serviranno a finanziare nuovi servizi alla cittadinanza, mentre in quello del Campidoglio il denaro servirà solo a mettere una pezza a colori agli errori del passato. I mali di Roma sono infatti più radicati e profondi di quelli della capitale francese dove pure su ogni abitante pesano 2300 euro di debiti (secondo le stime di leparisien.fr) contro i quasi 4200 di ogni romano. Senza contare che Parigi ha la fiducia delle agenzie di rating i cui cui giudizi incidono sulla mole di interessi da pagare. Roma, invece, no anche per effetto del braccio di ferro in atto fra il governo uscente e il Capidoglio, iniziato all’indomani della nomina di Virginia Raggi a sindaco di Roma.

Con la tassazione più alta del Paese, i romani stanno insomma pagando cara l’assenza di collaborazione e coordinamento fra i due rami dello Stato. Inoltre lo stallo in atto sta offrendo all’estero l’immagine di un Paese allo sbando. Poco importa che il sindaco Raggi e il suo assessore al Bilancio, Gianni Lemmetti, abbiano più volte chiesto un tavolo di concertazione. E, possibilmente, anche l’assegnazione dell’incarico di commissario straordinario della Capitale direttamente al sindaco Raggi. Risultati concreti al momento non ce ne sono. L’unica cosa che funziona è lo scaricabarile: il governo dà la colpa al sindaco che invece accusa l’esecutivo uscente di inerzia e avanza una serie di richieste. Prima fra tutte l’affidamento della gestione straordinaria che, come aveva spiegato a dicembre Lemmetti, “sarebbe finalizzato a giungere, entro il prossimo anno, alla definitiva chiusura della gestione commissariale. Consentirebbe infatti una rapida ricognizione delle partite reciproche con la gestione ordinaria del bilancio, del debito complessivo e dei pagamenti dovuti a cittadini e imprese”.

L’amministrazione 5Stelle si propone cioè di mettere mano a tutte le partite aperte dell’amministrazione capitolina chiudendo con un passato ancora difficile da decifrare come si evince dalle parole dell’ex commissario Silvia Scozzese nell’audizione in parlamento sul piano di rientro del debito pregresso della Capitale del 5 aprile 2016. “La questione di fondo qual’è? La troviamo scritta nel documento di accertamento definitivo del 2010: abbiamo, sia per la massa attiva che per la massa passiva, delle componenti che sono definite ォin attesa di accertamento definitivo. – si legge nel resoconto dell’audizione – Quindi, evidentemente, nè i piani di rientro finora redatti né il documento di accertamento definitivo del debito sembrano contenere una ricognizione analitica e una rappresentazione esaustiva della situazione finanziaria da risanare antecedente al 2008. Questo è contenuto nelle relazioni. In ogni caso, come anticipato, attualmente per il 43 per cento delle posizioni presenti nel sistema informatico del comune di Roma a cui fa riferimento il Commissario straordinario non è individuato direttamente il soggetto creditore”.

Tanto basta per comprendere che la partita è assai delicata soprattutto per chi ha preceduto la Raggi. Per vincerla c’ è bisogno che il Campidoglio metta mano al debito della capitale in sinergia con il governo. Altrimenti ben presto ne risentiranno ancora i servizi essenziali che il Comune sarà costretto a ridimensionare. “È necessario che la città di Roma si faccia promotrice, insieme ad altri comuni (italiani ed europei), di una reale iniziativa di rinegoziazione del debito (contratto con CDP e istituiti privati), volta a ridurre definitivamente la massa di debito, liberando così risorse per finanziare i carenti servizi delle città” ha proposto il gruppo Audit spontaneo di Decide Roma. Lo stesso che aveva evidenziato come per i suoi finanziamenti la Capitale paghi alla Cassa Depositi e Prestiti tassi d’interesse superiori al 5 per cento annuo, una percentuale decisamente alta in tempi di denaro prestato a costi vicini allo zero. Solo così dopo una pesante ristrutturazione, Roma potrà nuovamente immaginare di tornare ad investire come si fa a Parigi.

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