Di Maio e l’sms su Marra: «servitore dello Stato»

Nonostante le smentite in tv, in cui Di Maio aveva dichiarato di aver incontrato Marra “solo per cacciarlo”, si scopre un sms inviato dal vicepresidente della Camera a Virginia Raggi in cui definisce l’ex capo del personale “un servitore dello Stato”

Fiorenza Sarzanini per Il Corriere della Sera

 

«Un servitore dello Stato»: così, un mese dopo averlo ricevuto alla Camera, Luigi Di Maio definì Raffaele Marra. Lo fece con un sms inviato a Virginia Raggi che a sua volta lo girò al suo fidato collaboratore. Era il 10 agosto scorso, la giunta era travolta dalle polemiche per il «caso Muraro» e Marra era sotto attacco di alcuni leader del Movimento Cinque Stelle che chiedevano alla sindaca di annullare la sua nomina a vice capo di gabinetto.

Per questo — quando lui le manifestò il proprio stato d’animo ricordandole che il colloquio con Di Maio «è andato molto bene» — lei decise di rassicurarlo. Dunque non è vero, come Di Maio ha sostenuto più volte — anche domenica scorsa ospite di Lucia Annunziata a In ½ h — che «quel signore volevo cacciarlo». Sono le chat a svelare le contraddizioni della versione fornita dal vicepresidente della Camera, confermando quanto era già stato raccontato da svariati testimoni. Mostrano che rinnovò la stima a Marra, mentre lui pubblicamente ha detto: «Dopo quell’incontro ho continuato a chiedere alla sindaca di rimuoverlo. Si vuole far passare come mia una responsabilità che era nelle mani del sindaco di Roma».

Si torna dunque all’estate, quando Raggi cerca di formare la giunta. E intanto nomina Daniele Frongia vicesindaco, Salvatore Romeo capo della sua segreteria, mentre Marra è stato scelto come vice del capo di gabinetto Carla Raineri. Di fronte alle accuse dei grillini, Marra chiede un incontro a Di Maio che il 6 luglio lo riceve. Un mese dopo Marra si sente però ancora sotto assedio e scrive a Raggi.

Nel cellulare ha salvato il numero come “mio sindaco”: «Vorrei ricordarti che ho manifestato la mia disponibilità a riprendere l’aspettativa sin dal giorno in cui ho incontrato il vicepresidente Di Maio a cui manifestai la mia disponibilità a presentare l’istanza qualora non fossi stato in grado di convincerlo, carte alla mano, sulla mia assoluta correttezza morale e professionale. L’incontro come sai andò molto bene tanto che lui mi disse di farmi dare da te i suoi numeri personali cosa che per correttezza non ho mai fatto. Pensavo che quell’incontro potesse rappresentare un punto di svolta. Evidentemente mi sbagliavo».

Quel 10 agosto la sindaca capisce che Marra è sotto pressione. Qualche ora dopo decide di informare Di Maio di quel che sta accadendo. Lui le manda un lungo messaggio e nell’ultima parte scrive: «Quanto alle ragioni di Marra… lui non si senta umiliato. È un servitore dello Stato. Sui miei il Movimento fa accertamenti ogni mese. L’importante è non trovare nulla». Ed è proprio questa rassicurazione a mostrare che quel 6 luglio non aveva avuto evidentemente alcuna intenzione di allontanarlo, né aveva chiesto alla sindaca di farlo. Infatti Raggi lo inoltra a Marra specificando: «Questa la sua risposta…».

Leggendo gli sms sembra di capire che Marra ha scoperto di essere stato controllato, forse ha saputo che i vertici del Movimento hanno avviato verifiche sul suo conto. Certo, se è così, non devono essere state molto accurate visto che Marra è stato arrestato quattro mesi dopo per corruzione dai magistrati coordinati dall’aggiunto Paolo Ielo e in quei giorni era già sotto inchiesta per aver accettato un appartamento in regalo dal costruttore Sergio Scarpellini.

Marra ora è indagato anche per abuso d’ufficio in concorso con Raggi per la nomina di suo fratello Renato a responsabile Turismo del Comune di Roma. Oggi sarà interrogato ed è probabile che decida di avvalersi della facoltà di non rispondere fino a quando — come ha specificato il suo avvocato Francesco Scacchi — «non avremo la possibilità di visionare tutti gli atti processuali e dunque saremo messi nelle condizioni di poterci difendere».

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