24 Giugno 2021
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Diritti umani e business: un binomio inscindibile

Non esiste profitto senza sostenibilità e rispetto dei bisogni fondamentali

Come coniugare business e rispetto dei diritti umani? È questa la domanda che si stanno ponendo le grandi aziende che scelgono di lavorare in territori in cui la fame e il lavoro minorile sono temi di enorme attualità. La gran parte di questi colossi ha già da tempo siglato protocolli con i paesi più poveri in cui si impegnano a garantire sviluppo e rispetto della sostenibilità, bilanciando i profitti con le necessarie cautele per la forza lavoro. Il tema rimane di importanza capitale ed è per questo che il Comitato Italiano della Camera di Commercio internazionale (ICC, alla quale aderiscono organizzazioni imprenditoriali, Camere di commercio e imprese di oltre 130 paesi) e il Centro di ricerca della Luiss hanno organizzato un incontro in Viale Pola 12.

Molti i brand presenti (da Microsoft a Coca Cola, passando per Enel ed Eni) e le organizzazioni non governative (Fao, Oxfam, Assonime). La Fao ha presentato uno studio incrociato sulle legislazioni nazionali e sovranazionali relativamente ai diritti umani. Un tema che va analizzato sotto diversi punti di vista: da un lato, le reali esigenze di famiglie ridotte ben  al di sotto della soglia di povertà, che si accontentano di stipendi bassi e di orari di lavoro massacranti pur di riuscire a soddisfare le esigenze del nucleo familiare; dall’altra aziende che delocalizzando in paesi più poveri potrebbero massimizzare i profitti. Ma non esiste rendita senza condizioni di lavoro decorose e un’attenzione speciale per la sostenibilità. (MS)
 

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