Elezioni: Centrodestra, alleati ma anche rivali

Attesa una corsa a fare promesse. Se le distanze tra i tre principali partiti della coalizione non saranno abissali Salvini e Berlusconi potranno contare di più al tavolo delle trattative con Giorgia Meloni per la formazione del nuovo governo.

Siamo alle ultime battute degli adempimenti elettorali per la chiamata alle urne del prossimo 25 settembre per il voto politico anticipato a causa delle dimissioni del governo presieduto da Mario Draghi. Il 22 agosto, infatti, scade il termine per la presentazione delle liste dei candidati e tutti i partiti sono impegnati nelle ultime limature e nel cercare di contenere i malumori degli esclusi.

Apparentemente, il centrodestra sembra avere meno problemi rispetto agli avversari del centrosinistra e del M5S (l’alleanza tra Carlo Calenda e Matteo Renzi ha portato ad un accordo che sembra aver accontentato tutti), anche perché tutti i sondaggi danno un forte vantaggio allo schieramento di Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Silvio Berlusconi e centristi vari. Un’eventuale esclusione dalle liste o una bocciatura nelle urne potrà infatti essere ricompensata con posti di sottogoverno o con la nomina nei Cda dei numerosi enti a controllo o sorveglianza statale.

Rispetto al centrosinistra, la coalizione di centrodestra sembra anche avere maggiore solidità e l’alleanza – nonostante i dissidi insorti con la formazione del governo di unità nazionale, che ha visto Lega e Forza Italia nella maggioranza a sostegno di Draghi e Fratelli d’Italia all’opposizione – si è subito ricomposta anche perché tra le tre forze politiche c’è un’affinità sempre maggiore dalla prima esperienza del 1994 con l’avvento di Berlusconi ad oggi.

Dunque, il centrodestra non è solo un cartello elettorale imposto dalla legge elettorale (il “rosatellum”) come invece lo è il centrosinistra, dove Enrico Letta, per tentare di contendere il primato nelle urne agli avversari, ha dovuto stringere accordi con la sinistra-sinistra ed i verdi, che pure hanno avversato il governo del quale il Pd è stato un grande sostenitore.

Tutto tranquillo, allora, nel centrodestra? Non tanto perché l’alleanza è stata sì stipulata in fretta, ma tra FdI, Lega e FI regna una forte rivalità dovuta anche alla regola che è stata introdotta nelle precedenti elezioni politiche del 2018, ovvero che la designazione per chi dirigerà in caso di vittoria il governo da Palazzo Chigi spetterà al partito che otterrà più voti.

Ora, se è vero che i sondaggi finora effettuati assegnano a Giorgia Meloni una larga vittoria e danno Fratelli d’Italia come prima formazione politica italiana, è altrettanto vero che, se le distanze tra i tre principali partiti della coalizione non saranno abissali (attualmente la formazione di FdI rappresenta circa la metà del centrodestra) Salvini e Berlusconi potranno contare di più al tavolo delle trattative per la formazione del nuovo governo.

Al di là quindi di una solida compattezza verso il fronte esterno, dentro la coalizione è già iniziata da tempo una forte rivalità per portare nelle rispettive case più consensi possibili. Come detto, i sondaggi da tempo assegnano a FdI un consenso inattaccabile, ma dicono anche che, al momento, circa il 40 per cento degli intervistati non sa se andrà a votare e, soprattutto, in caso di andata ai seggi, per chi votare. Si tratta di un bacino elettorale molto ampio ed anche il recupero di un 10% dei possibili astensionisti potrebbe cambiare le carte in tavola, cambiando gli attuali equilibri di forza.

Lo sanno bene sia nel centrosinistra sia, soprattutto, nel centrodestra. E se Giorgia Meloni si preoccupa e chiede ai suoi alleati di non fare promesse elettorali che poi non si potranno mantenere, sia Berlusconi che Salvini si lasciano andare ad exploit non tanto graditi alla leader di FdI.

Così l’ex cavaliere promette pensioni minime a 1.000 euro ed una “flat tax” al 23 per cento. Dal canto suo il leader del Carroccio ha rispolverato il suo leit motiv (veramente mai smesso) di contrastare l’immigrazione clandestina ed illegale combattendo le navi delle Ong che navigano nel Mediterraneo per raccogliere quanti fuggono con gommoni o barche di fortuna dalle coste africane e promette una “flat tax” ancora più bassa rispetto a quella proposta da Berlusconi, ovvero del 15 per cento.

Siamo solo agli inizi, ma siamo sicuri che, con l’inizio di settembre e con il ritorno in città dei numerosi villeggianti, nell’ultima tornata elettorale esploderà pienamente la giostra delle promesse e nel centrodestra si farà più impetuosa la corsa a fare promesse su promesse. Certo, le alleanze sono queste e terranno tutte per forza di cose, ma è altrettanto vero che la rivalità nella ricerca di consensi nella stessa area elettorale conoscerà un forte crescendo. Come dire: alleati certo, ma rivali anche.

 

 

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