Ferragosto: ansia da Lira turca & C.

Preoccupazione delle economie europee più deboli come la nostra. La profezia di Giorgetti sui mercati finanziari e le minacce di Boccia.

ANKARA, TURKEY - JANUARY 30: President of Turkey and Leader of the Justice and Development Party (AK Party) Recep Tayyip Erdogan makes a speech during his party's group meeting at the Grand National Assembly of Turkey (TBMM) in Ankara, Turkey on January 30, 2018. (Photo by Murat Kaynak/Anadolu Agency/Getty Images)

Si ripete un Ferragosto con un clima economico surriscaldato. Vuoi dal crollo della Lira turca, che riflette il progressivo peggioramento del debito estero del Paese e un’ inflazione galoppante, arrivata al 15 per cento. Per ora nessun beneficio dal varo di un nuovo piano da parte del Presidente Erdogan,  che ha fatto scendere in campo anche la procura di Istambul contro fakenews e social network.

L’emergenza non si ferma però solo alla Turchia, perché al suo destino sono appesi i bilanci di molte banche europee che,secondo l’agenzia di stampa Bloomberg, hanno un’esposizione totale di 100 miliardi di euro. Fra di esse ci sono anche alcune banche italiane e la più esposta risulta Unicredit, che scontapesanti deprezzamenti alla Borsa di Milano. In particolare Unicredit detiene il 50% di una finanziaria turca, che controlla Yapi Credit, una importante banca del Paese.

I mercati finanziari seguono con attenzione l’evoluzione della situazione finanziario-economica della Turchia, che appena qualche anno fa sembrava pronta ad entrare nella Unione Europea. Il Paese, è ora governato dal regime sempre più dittatoriale di Erdogan con un’economia in dissesto, ma rimane uno strategico cuscinetto fra l’occidente europeo, che vive un lungo periodo di pace,  e un medioriente, segnato da interminabili guerre e guerriglie.

Inevitabile che i Paesi europei più vicini e più economicamente deboli, come Grecia e Italia,  siano destinati per primi a subire le ripercussioni della grave crisi in cui è precipitata la Turchia. Un segnale è lo spread, ossia la differenza del rendimento tra i titoli di Stato decennali italiani e quelli tedeschi, che si sta avvicinando a quota 300, rispetto alla lunga stabilità intorno a 200. E ciò vuol dire un costo maggiore del nostro  debito nazionale – il tasso del Btp decennale è salito al 3 per cento, mentre l’asta Bot di 600 milioni è andata deserta perché i rendimenti sono stati considerati troppo bassi – e di conseguenza un impoverimento per tutti noi.

Certo non aiutano le ultime sortite dei nostri governanti a partire dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, con una fama di esperto economico, che in un’ intervista ha evocato per la fine di questo mese una sorta di complotto dei mercati finanziari contro l’Italia e i suoi titoli di Stato, detenuti soprattutto all’estero.  Anche se si è detto convinto che avremmo superato l’attacco, magari lo ‘’spread’’ avrebbe preferito fare a meno delle sue esternazioni.

Se però Giorgetti intendeva sottolineare che la manovra economica di settembre con gli assaggi delle promesse elettorali, flat tax e reddito di cittadinanza, è importante, ma comunque ben poca cosa di fronte ad una eventuale forza d’urto dei mercati finanziari, non possiamo dargli torto. E di questo dovrebbe tener conto soprattutto il Presidente della Confindustria, Vincenzo Boccia, quando minaccia di portare gli imprenditori in piazza. Tanto più quando potrebbe essere alle porte un effetto valanga della lira turca sulle economie più deboli dell’area europea e mediterranea.

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