L’Ama ha fatto il possibile per fronteggiare l’emergenza rifiuti, considerata la precarietà delle infrastrutture per lo smaltimento. Ma ora la città rischia di peggio. Daniele Fortini, presidente uscente di Ama, è tornato a difendere la propria azione alla guida della municipalizzata illustrando al contempo tutta la tragicità della situazione. Stavolta davanti ai parlamentari della commissione Ecomafie, che a settembre, se non prima, ascolteranno anche il sindaco Virginia Raggi. E lo ha fatto a due giorni dall’assemblea che sancirà il suo addio all’azienda, dopo settimane di scontri con l’assessore all’Ambiente Paola Muraro.
Poche ore dopo aver parlato senza mezze misure di “un golpe in atto per togliere di mezzo” gli attuali vertici di Ama, Fortini ha innanzitutto illustrato la drammatica situazione a Roma, città dove si rischia “la sicurezza igienica: a Roma non esiste un ciclo integrato di rifiuti. Questo rappresenta un punto di vulnerabilità molto forte alla possibilità di messa in sicurezza igienica e sanitaria della capitale”, ha spiegato il manager Ama. La soluzione? Per Fortini non ci sono dubbi. “Dotare Roma di impianti moderni per il recupero di materia dalla raccolta differenziata, impianti efficienti, a freddo e senza puzza, e non spreconi e maleodoranti come i tmb, costerebbe certo 30-35 milioni ma inviare le stesse quantità a un inceneritore costerebbe tre volte di più”. Dunque, il Comune farebbe bene a investire in nuovi impianti per lo smaltimento, alternativi ai tmb. Così facendo “si risparmierebbero 2-3 milioni all’anno”, ha precisato il capo di Ama.
Davanti ai parlamentari riuniti nel Palazzo di San Macuto Fortini ha poi affrontato l’attuale situazione dell’azienda, alle prese con un “pericolo di condizionamento dall’esterno dell’attuale amministrazione capitolina”. In altre parole, agenti esterni starebbero condizionando la gestione dell’emergenza, sia da parte dell’Ama sia da parte dello stesso Campidoglio. (Gianluca Zapponini)