Governo: Renzi semina scompiglio nel Pd e mette in difficoltá Mattarella

Con l'affermazione in Friuli Venezia Giulia e il forte calo del M5S il centrodestra rivendica Palazzo Chigi

Come suo solito, Matteo Renzi ha anticipato i tempi e, con la sua intervista a “Il tempo che fa” a Fabio Fazio, ha reso quasi inutile la riunione della direzione nazionale del Pd, gia’ fissata per il 3 maggio, nella quale si doveva discutere di un possibile dialogo con il M5S per accertare se esistessero le condizioni per varare un governo insieme con i grillini.

Smettendo gli abiti dimessi che aveva indossato subito dopo il voto del 4 marzo, che ha visto sonoramente sconfitto il Pd, lasciando la segreteria del partito e chiudendosi in un rigoroso silenzio (“ora sono un semplice senatore” diceva apparentemente sincero), Renzi ha parlato in tv da unico e vero leader della sinistra chiudendo la porta ad ogni intesa con Luigi Di Maio e Roberto Fico e mettendo all’angolo i maggiorenti del partito che chiedevano quanto meno di andare a vedere le carte del M5S prima di assumere decisioni in merito al governo da fare.

Pd quindi in subbuglio, con il segretario pro-tempore Maurizio Martina, il ministro dei Beni Culturali ed ex alleato di Renzi, Dario Franceschini, che stigmatizzano il comportamento dell’ex premier insieme con altri esponenti del partito, che rappresentano l’area dialogante del Nazareno.
Mettendo in difficolta’ anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha manifestato piu’ volte la sua contrarieta’ ad un ritorno alle urne prima dell’estate ed anche in autunno perche’ convinto che con questa legge elettorale il quadro politico non cambierebbe di molto e quindi resterebbero ampi rischi di ingovernabilita’, Renzi ha di fatto ristretto, se non eliminato, i gia’ ristretti margini di manovra del Quirinale, preoccupato anche dalla necessita’ di mettere in sicurezza i conti pubblici ed evitare manovre speculative dei mercati finanziari contro l’Italia.

Certo e’ che il 9 maggio, data ultima entro la quale e’ possibile sciogliere le Camere per mandare gli italiani alle urne entro la fine di giugno (a luglio ed agosto non si vota), e’ molto vicina e sicuramente il capo dello Stato vorra’ esperire un ultimo tentativo prima di rassegnarsi a nuove consultazioni entro l’anno. E’ possibile, quindi, molto possibile, che alla fine un governo si fara’ quanto meno per traghettare il Paese oltre la data del 31 dicembre nell’intento di varare una nuova legge elettorale ed approvare il bilancio dello Stato.

Dunque, la strada che portava ad un’intesa M5S-Pd sembra definitivamente chiusa, ma in politica, lo sanno anche i sassi, “mai dire mai” quindi staremo a vedere cio’ che accadra’ nella riunione della direzione del 3 maggio, ma certo e’ che, come abbiamo sottolineato nei giorni scorsi, Renzi detiene una “golden share” sul Pd (maggioranza nei gruppi parlamentari e nella stessa direzione) che ha esercitato in tv.

Intanto, c’e’ da registrare l’ampia vittoria del centrodestra nelle regionali del Friuli-Venezia Giulia, che hanno fatto dire a Matteo Salvini, Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni che dal Nord-Est e’ arrivata una chiara indicazione: gli italiani vogliono un governo guidato da loro. Da registrare anche il forte calo del M5S, che ha piu’ che dimezzato i voti raccolti nelle elezioni politiche del 4 marzo. Molto probabilmente il risultato inferiore alle attese si deve al forte astensionismo. Domenica ha votato solo il 49,6 per cento degli aventi diritto, mentre due mesi fa, per Camera e Senato, si era recato alle urne il 75,1% .

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