I 100 giorni di “Napoleone” Giachetti

Il candidato sindaco del Pd presenta lo “Sblocca Roma”. Ma basterà?

Una città allo sbando, dove le buche, i rifiuti, i topi e – da qualche giorno – perfino i corvi rendono la vita dei cittadini romani un girone dantesco. Roberto Giachetti, il candidato sindaco del Pd che, secondo le ultime proiezioni, dovrebbe contendere la poltrona del Campidoglio a Virgina Raggi, ha pronto un piano. Il nome non è originalissimo – “Sblocca Roma” – e rimanda a quell’esperienza del Governo Monti che in pochi definirebbero felice. La durata di questa prima ondata di “shock” dovrebbe essere di 100 giorni, un lasso di tempo che storicamente non porta benissimo. Napoleone, nei suoi 100 giorni, subì una batosta di proporzioni inaudite e venne definitivamente confinato a Sant’Elena. I 100 giorni sono anche quelli della cosiddetta “luna di miele” tra governo ed elettori, quel periodo in cui è possibile far ingoiare qualsiasi provvedimento ai cittadini che, ancora innamorati, sono pronti a qualsiasi sacrificio.

Di che cosa si tratta il piano di Giachetti? La promessa è di sbloccare 40.000 nuovi posti di lavoro attraverso un miliardo di investimenti privati dopo le le elezioni. Tanti soldi, in un momento in cui investire in infrastrutture e ammodernamenti delle città è più un percorso a ostacoli che un’operazione facile da raggiungere. Nello specifico, il candidato sindaco del Pd è pronto a mettere in campo “3 opere a scomputo, 6 piani di recupero dei toponimi, un grande lavoro sull’edilizia sociale, con un piano regionale già finanziato di cui rischiamo di perdere le risorse con cui si possono sbloccare 14 progetti quasi pronti”. Giachetti ha inoltre promesso di istituire una task force con dirigenti in grado di arginare gli intoppi burocratici, senza dimenticare che qualcuno, prima o poi, dovrà riuscire a riempire le buche, reali e metaforiche. Un impegno che, se raggiunto, renderebbe Sisifo un dilettante. I 100 giorni di Giachetti si annunciano – qualora dovesse venire eletto – come un traguardo ambizioso. Forse troppo. Perché i romani, che ogni giorno cercano senza fortuna di prendere un mezzo pubblico che li porti al lavoro, possono forse fare a meno dei piani di recupero dei toponimi, ma hanno bisogno, prima che sia troppo tardi, di riprendersi la loro città. Che oggi è abbandonata a se stessa e vive uno dei momenti più bassi della sua storia recente. Bisogna sbrigarsi, ma “Napoleone” è pronto davvero ad affrontare un impegno così? (MS)
 

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