I Regali di Renzi alla vigilia del voto

Legge di stabilità approvata:cerca di accontentare tutti

 

 

 

Alla fine il Fondo Sanità l’ha spuntata e ha ottenuto,  nella legge di stabilità approvata ieri dal Consiglio dei Ministri, l’ aumento previsto di due miliardi di euro, passando da 111 al 113 miliardi, anche se un miliardo è condizionato al piano vaccini, ai farmaci oncologici innovativi e alla stabilizzazione dei precari, medici e infermieri.  

 

Certamente non sarà questa cifra a rilanciare il servizio sanitario caduto in grave disagio a causa dei tagli a pioggia adottati dalle regioni per sanare i bilanci. A Roma ad esempio ci sono appena 3,4 posti letto ogni 1000 abitanti (nelle altre capitali europee sono almeno il doppio )  e vengono chiusi molti Punti di Pronto Intervento, PPI, costringendo chi ha bisogno di immediato ricovero a percorrere lunghe distanze. 

 

Ma oltre alla Sanità il Presidente Matteo Renzi ha elargitoavesse  altri miliardi,  sia pure ancora condizionati all’ok della Ue,  per i pensionati, le famiglie, gli statali, le imprese, gli studenti e i bancari. 

 

E’ vero che Renzi ha anche promesso 12 miliardi di investimenti nel prossimo triennio e considera che gli incentivi alle aziende genereranno attività per una ventina di miliardi,  ma è difficile intravvedere un disegno credibile per l’Italia a medio-lungo termine. 

 

Come gli ‘’ottanta euro’’ non hanno avuto alcun riflesso sul rilancio dei consumi interni, così i due miliardi al Fondo Sanitario e gli altri tre miliardi a numerose categorie, sono ‘’un passo in avanti’’ nell’immediato, ma non certo un investimento sul futuro, e  affatto quella crescita ‘’nella competitività e nell’equità’’ evocata dallo stesso Renzi. 

 

Non è colpa del Presidente del Consiglio se la democrazia si regge sul consenso e il suo governo per continuare ha bisogno del ‘’si’’ degli elettori al voto di dicembre. Ma Renzi potrebbe aver sbagliato a puntare ancora su tante briciole per tutti.  Dopo tre anni senza essere riuscito a far svoltare l’economia del Paese, ci si aspettava, piuttosto,  una  concentrazione delle risorse in poche direzioni all’interno di un serio programma di crescita a lungo termine. (Claudio Sonzogno) 

 

 

 

 

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