Il caso di Roma Tpl mette a rischio la mobilità a Roma?

Stipendi in ritardo e diritti negati. Il SULCT: ecco come la mobilità romana rende alcuni lavoratori di serie A e altri di serie B

Il personale viaggiante stipendiato e tutti gli altri lasciati senza salario. E’ questa la situazione-stipendi di Roma TPL, il consorzio privato che gestisce molte linee bus della capitale, il 20% circa, molte delle quali periferiche.

Oltre cento le linee sparse su tutto il territorio della Capitale. Tra queste, il 789 da America a Cinecittà, il 343 da Conca d’Oro a Ponte Mammolo e lo 036 da La Storta a Cesano.

Una fitta rete di tratte che collegano aree dove il trasporto pubblico, spesso, è l’unico argine contro l’isolamento.

 

Questa rete, oggi, è messa in pericolo dall’ennesima querelle economica che vede i dipendenti – tranne gli autisti – privati dello stipendio mensile.

“ Una scelta gravissima che crea una discriminazione tra i dipendenti – spiega il segretario del SULCT Renato Coppini – che ha intenzione di fare l’amministrazione capitolina?”.

Il sindacato ha infatti scritto a Virginia Raggi, Linda Meleo (assessore ai Trasporti) e alla Prefettura di Roma per far luce sull’accaduto. Un contatto che, però, non è andato a buon fine.

 

Capitolo scioperi: la linea del SULTC è quella di evitare agitazioni che potrebbero ripercuotersi contro l’utenza e che andrebbero la limare ulteriormente stipendi che già subiscono problemi e ritardi.

Una categoria di lavoratori che, sostiene il sindacato, non ha neanche diritti elementari sul fronte previdenziale, visto che “i soldi vengono detratti dalla busta paga senza essere versati sui fondi pensionistici”.

 

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