Il COVID 19 mette in crisi il settore della pesca nel Lazio

Le flotte di pescherecci rischiano una perdita del fatturato del 60% per effetto dello stop ai ristoranti. Per Coldiretti serve difendere il Made in Italy

Il settore ittico è tra i più colpiti dalla crisi del COVID-19. Le flotte di pescherecci del Lazio, ormeggiate in primo luogo a Civitavecchia, Anzio e Fiumicino, rischiano una perdita del fatturato anche del 60%. Attualmente le barche adibite alla pesca sono poco meno di 600, e si tratta tutte di microimprese a livello familiare che impiegano un migliaia di persone. 

Un settore in cui domina la piccola pesca, ma dove larga parte del fatturato, per circa 32,6 milioni, è quello proveniente dalla pesca a strascico.

La chiusura dei ristoranti dopo le 18 rischia di essere una vera mazzata per tutto il settore, a cui si aggiunge la crisi provocata dal lockdown di marzo da cui l’industria della pesca non si è mai ripresa del tutto. 

Appunto, su tutto questo pesa l’assenza dei turisti italiani e stranieri. Di fatto ad oggi si registra nei ristoranti un crollo dei consumi dell’80%, non solo per le mancate riaperture, ma anche per un drastico taglio delle forniture alimentari rispetto alla norma. E’ quanto emerge da una stima di Coldiretti

In difficoltà anche gli oltre 800 allevamenti ittici diffusi lungo tutta la Penisola. Coldiretti mette in luce che il consumo pro capite di pesci, molluschi e crostacei in Italia si aggira attorno ai 30 chili all’anno con la preferenza fuori casa accordata a polpo, vongole veraci, cozze da allevamento, seppia, tonno, astice, branzino, pesce spada e orata.

“Tra le opportunità che possiamo continuare a sfruttare – sostiene David Granieri, presidente di Coldiretti Lazio – c’è sicuramente la possibilità di vendita a domicilio e l’asporto anche se non sufficiente ad aiutare il settore, soprattutto alla luce del crack turistico. In queste condizioni è necessario sostenere un settore sul quale pesa già un forte dipendenza dall’estero da dove viene l’80% del pesce consumato in Italia, anche per la mancanza dell’obbligo dell’indicazione di origine sui piatti consumati al ristorante che consente di spacciare per nostrani prodotti provenienti dall’estero che hanno meno garanzie rispetto a quello Made in Italy”.

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