Il New York Times: Roma rischia di diventare una discarica

Un lungo elenco di tutto quello che - più o meno come a New York - non funziona nella Capitale

“Amo Roma. Vivo da un pezzo qui, qui ho incontrato mia moglie, sono anche un tifoso della Roma. E quindi Roma, lo dico solo perché ti amo”. E’ quanto scrive Jason Horowitz, giornalista del New York Times, in un passo di un lungo articolo pubblicato dal giornale americano dedicato ai numerosissimi mali della Capitale.

“Roma – si legge – rischia di diventare una discarica (…). Non intendo una preziosa discarica di antichità all’aperto, gemme rinascimentali e tesori barocchi. Intendo una proprio una discarica”. “Gli allori su cui la città ha riposato per così tanto tempo stanno appassendo. Roma ora travolge i sensi, non solo con la bellezza sfrenata, ma con cassonetti traboccanti, come barriere coralline rancide da cui spuntano sacchetti di immondizia rosa e blu e gialli su quasi ogni strada della città. I gabbiani, che proteggono il loro terreno, emettono i loro richiami, e gli autobus pubblici – che spesso si rompono, a volte esplodono, ma raramente arrivano in orario – stridono sul terreno. Le buche sulle strade ti compromettono la colonna vertebrale. Le strade scarsamente illuminate costringono i conducenti a sviluppare la visione notturna”.

“Le scale mobili della metropolitana sono rimaste fuori servizio da settimane dopo un incidente a ottobre. Questo mese, alcune stazioni centrali non sono state aperte” si legge ancora insieme con la sottolineatura della proposta di impiegare l’esercito per riparare le buche stradali. “Le ville pubbliche, i polmoni verdi di Roma, sono diventati paesaggi post-apocalittici in cui i vagabondi dormono sugli scivoli e pezzi del nastro giallo di Roma Capitale circondano alberi caduti come su scene del crimine”. E così via, in questo lungo articolo – compendio di quanto non funziona a Roma, dettato, dice l’autore, proprio dall’amore che prova per la Città Eterna. Che, al pari di molte altre città del mondo, aggiungiamo noi soffre più o meno gli stessi guai di New York; una città, quest’ultima, che, di Roma, è certamente meno bella.

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