Il suk a cielo aperto del Foro Romano

Gli abusivi vendono di tutto e fanno affari d’oro davanti all’ingresso di uno dei monumenti più visitati di Roma

Laura Larcan per Il Messaggero Roma

 

Benvenuti nel bazar abusivo del colle dei Cesari. Si vende di tutto, in modo illegale, tra Foro Romano e Palatino. I negozietti clandestini si improvvisano all’ombra del Tempio di Saturno, tra un emporio di cappelli al cospetto del Tempio di Cesare divinizzato, e una centrale di bottigliette d’acqua (chissà come sempre ghiacciate) ai piedi delle Uccelliere degli Orti Farnesiani. Eppure siamo in un’area archeologica statale, un museo a cielo aperto dove si entra pagando un biglietto (12 euro). Ma qui gli ambulanti extra-comunitari sembrano avere vita facile. Troppo. Ciascuno con il proprio terreno d’azione, senza lasciare nulla al caso. Approfittano dell’assenza di controlli, si intrufolano facilmente tra i 10mila visitatori al giorno in questo periodo di alta stagione, et voilà la merce appare in vendita su colonne di granito, frammenti marmorei di trabeazioni, muretti di laterizi.

 

Non è certo un problema nato ieri. È una situazione critica che va avanti da due anni (addirittura il Tg1 nel settembre del 2015 la denunciò), in un crescendo di stagione in stagione, e che oggi in un clima da allerta terrorismo, fa ancora più effetto. Un fenomeno che la Soprintendenza archeologica di Roma guidata da Francesco Prosperetti, responsabile dell’area fino a pochi giorni fa, non ha saputo risolvere, e che purtroppo ora lascia come pesante eredità alla nuova direzione autonoma del parco archeologico del Colosseo, insediatasi martedì col direttore ad interim Federica Galloni.

 

Le falle della sicurezza sono evidenti in questo patrimonio di 35 ettari, con circa 17 custodi a turno. Troppo pochi per un’area così vasta. E ad essere sinceri, ieri, in un rigido pomeriggio di tramontana, se ne sono visti davvero pochi. Possibile? Il business degli ambulanti nella culla di Roma fa breccia: portare zaini pieni di merce da vendere in modo illecito è fin troppo semplice. Le dinamiche sono note. I più atletici scavalcano (i punti prediletti sono sul lato del Carcere Mamertino e le pendici del Campidoglio). Oppure c’è il trucchetto del biglietto: l’ambulante entra regolarmente (chi gestisce il business paga il ticket) e un complice gli passa, da fuori, la merce. Il bello è che durante la giornata lavorativa sanno anche dove nascondere buste e borsoni per il ricambio della mercanzia. Insomma, una situazione fuori controllo, in questo parco archeologico colabrodo del Mibact.

 

«Purtroppo i venditori abusivi sono un’abitudine, invece che una eccezione – tuona Isabella Ruggiero presidente dell’Agtar, Associazione guide turistiche abilitate di Roma – Chi lavora tutti i giorni in quest’area come noi, li vede sempre: la postazione sotto al tempio di Saturno è diventata un classico. Si aggirano sulla via Sacra, risalgono su per gli Orti Farnesiani. Al Colosseo non entrano ma hanno trovato il modo di aggirare il problema vendendo le bottigliette attraverso le cancellate. Ci si chiede perché, chi ha la responsabilità della zona, continua a voltare la testa dall’altra parte. Non solo si permette che entrino con zaini e borse piene di merci, ma si permette che rimangano dentro tutto il giorno. Perché nessuno si preoccupa di questo?». Già, perché?

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