Italia-Francia: da Roma un sollecito al Trattato per la nuova Europa

Promosso dalla Fondazione Ducci, con la partecipazione del Governo e dell’ambasciatore francese in Italia, un convegno all’Accademia dei Lincei per favorire un maggior legame tra i due Paesi

"curtesy of Paolo Cencioni".

L’uscita all’inizio dell’anno del Regno Unito dalla UE e le prossime elezioni (a settembre) tedesche che sanciranno l’uscita di Angela Merkel dalla scena politica, porteranno un nuovo corso nel continente e di questa nuova Europa Italia e Francia vogliono essere protagoniste. È quanto emerso nel corso dei lavori del convegno “Il Trattato del Quirinale. L’intesa italo-francese per il rilancio dell’integrazione europea”, svoltosi a Palazzo Corsini, sede dell’Accademia dei Lincei, e promosso dalla Fondazione Ducci in collaborazione con l’Accademia stessa e con la sponsorizzazione di Sorgente Group Italia, che fa capo all’imprenditore e collezionista Valter Mainetti.

La Fondazione Ducci nasce venti anni fa su iniziativa di Paolo Ducci, che ne è il presidente, per ricordare l’impegno culturale e sociale dei genitori, Francesco Paolo ed Annamaria Ferraro di Castiglione. L’ente studia i cambiamenti che interessano il tessuto politico, economico e culturale della società italiana e internazionale, favorendo il dialogo interculturale ed interreligioso.

L’evento, il primo in presenza dopo una lunga sosta dovuta alla pandemia, dato il tema trattato e la significativa presenza degli intervenuti, riporta Roma e l’Accademia dei Lincei al centro della scena politica e culturale dopo la stasi di questi mesi che in molti casi ha paralizzato alcune attività del nostro Paese.

 

Alla manifestazione sono intervenuti, nell’ordine, Paolo Ducci Ferraro di Castiglione, presidente della omonima Fondazione, Lucio Caracciolo, direttore della rivista Limes e presidente del Comitato scientifico della Fondazione stessa, Christian Masset, ambasciatore di Francia in Italia, Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli Esteri, Piero Fassino, presidente della Commissione Esteri della Camera e della Bilaterale parlamentare Italia-Francia, Ferdinando Nelli Feroci, presidente dello Iai e diplomatico di carriera dal 1972 al 2013, Maurizio Serra, diplomatico e scrittore, membro dell’Academie francaise e del Comitato scientifico della Fondazione Ducci. Impossibilitato a partecipare, Gianni Letta, presidente onorario della Fondazione, ha inviato un messaggio.

Il titolo del convegno, come detto, è sul Trattato del Quirinale, ma non tutti sanno cosa sia. Siamo di fronte ad un progetto di accordo bilaterale, in fase di ultima redazione, tra Francia e Italia che mira a fornire un quadro stabile e formalizzato per la cooperazione nelle relazioni dei due Paesi. Nella sostanza, è l’equivalente transalpino del Trattato dell’Eliseo che dal 22 gennaio del 1963 disciplina la cooperazione franco-tedesca per favorire una maggiore integrazione europea.

Nel suo intervento di introduzione del convegno, Paolo Ducci, ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa ed ha letto il messaggio inviato da Gianni Letta nel quale si sottolinea come la collaborazione tra Italia e Francia appaia decisiva per rilanciare il ruolo dell’Europa nel mondo. Lucio Caracciolo, invece, ha sottolineato che potremo vedere gli effetti benefici del Trattato che legherà strettamente i due Paesi transalpini solo tra qualche anno. L’ambasciatore Christian Masset ha ricordato la recente visita del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a Parigi affermando che ha consolidato gli antichi e profondi rapporti che contraddistinguono da tempo Francia ed Italia. Ci legano soprattutto, la storia, la cultura e l’economia. La nostra relazione – ha sottolineato l’ambasciatore – è un “unicum” nel mondo.

Benedetto Della Vedova, sottolineato che il trattato dovrebbe essere firmato prima della fine dell’anno e che è necessario mettersi d’accordo su quelle cose nelle quali i due Paesi non sono allineati, ha affermato che bisogna costruire meccanismi di consultazione e creare sinergie. Piero Fassino ha invece rilevato come alla piena sintonia istituzionale tra Italia e Francia non corrisponda a quello che pensa l’opinione pubblica, soprattutto nel nostro Paese. Ha sottolineato quindi che il metodo di lavoro per l’attuazione del trattato deve prendere esempio dall’accordo franco-tedesco. Ferdinando Nelli Feroci, dal canto suo, ha messo l’accento sulle difficoltà che hanno finora ritardato la firma del trattato, che metterebbe al sicuro i rapporti bilaterali tra i due Paesi.  Maurizio Serra ha invece fatto un breve excursus storico sui rapporti transalpini nel dopoguerra.

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