L. elettorale, il ‘tedeschellum’ piace anche a Grillo

Intanto Mattarella vuole il patto sui conti prima del voto anticipato

Beppe Grillo (Foto Omniroma)

Renzi, Berlusconi e Grillo uniti dalla legge elettorale, a dirla alla Salvini tutti saliti su un “autobus bello affollato”. L’idea che piace a tutti è quella di una legge elettorale proporzionale di ‘tipo tedesco’ con sbarramento al 5%. A questo punto, il leader genovese si dice pronto a votare “anche il 10 settembre” per evitare che i parlamentari maturino i vitalizi. L’asse sul modello elettorale tedesco — Pd, FI, Lega, M5S — è dunque completo e alla Camera voci ottimiste raccolte tra i fautori dell’ “accordone” dicono che, se non ci sono intoppi nei dettagli dei testi, già giovedì primo giugno la commissione Affari costituzionali della Camera potrebbe approvare con un plebiscito la nuova legge elettorale. Il testo andrà in Aula lunedì 5 con un potenziale di 400 voti favorevoli su 630.

Ma a frenare è lo stesso capo dello stato, Sergio Mattarella. Nel caso in cui con la nuova legge elettorale si andasse al voto anticipato, il presidente chiede un patto sui conti pubblici per blindare la manovra d’autunno. Ora che finalmente sembra aver preso slancio la tanto attesa e auspicata trattativa sulla legge elettorale, con addirittura il coinvolgimento dei tre maggiori partiti -Pd, Forza Italia, M5S- il capo dello Stato non ha alcuna intenzione di intervenire. Teme che qualsiasi parola possa innescare interferenze capaci di frenare l’inedito slancio riformatore.
Certo la legge è tutta ancora da scrivere. Per il Colle, però, la volontà di dialogo va incoraggiata, non certamente
ostacolata. E spunta l’idea, nel caso l’accordo riuscisse e si andasse alle elezioni in autunno ma dalle urne uscisse un risultato incerto, di un “patto” per mettere comunque in sicurezza il Paese sul fronte della legge di bilancio. Mattarella sembra guardare con favore alla trattativa, pur consapevole che essa porta ad un’accelerazione verso le elezioni in coincidenza con la delicata sessione di bilancio. Le date del voto indicate dai leader vanno infatti tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre, proprio nei giorni in cui deve essere incardinata la legge di stabilità. Il dopo elezioni, quindi, rischia così di sovrapporsi, inevitabilmente, con l’approvazione della manovra economica che va varata dal Parlamento entro la fine dell’anno per evitare il ricorso all’esercizio provvisorio. Dunque, per Mattarella sarebbe meglio se il traguardo elettorale restasse il 2018 ma, se questo non fosse possibile, è di fondamentale importanza “un patto” per mettere in sicurezza il Paese che abbia due obiettivi: garantire la tenuta dei conti pubblici e il varo della legge di stabilità.

A fare chiarezza sulla vicenda è intervenuto Ettore Rosato, capogruppo del Pd alla Camera. “Il voto anticipato non è un obiettivo, ma può essere la conseguenza del risultato di avere una legge elettorale. Del resto la paura di dover andare alle urne con quella che c’è, spinge a dire o facciamo subito l’accordo, o non si fa più”, ha detto Rosato, sottolineando che “Paolo Gentiloni fa bene il presidente del Consiglio e noi lo sosteniamo con lealtà e con forza. Ma l’interesse generale viene prima e su questo abbiamo sempre trovato, tra di noi, un punto di caduta comune”.
Rosato ha poi assicurato che “se si giungerà a una fine anticipata della legislatura, sarà il Pd con Paolo Gentiloni a deciderlo”. Tuttavia, “bisogna tenere distinta la legge elettorale dall’azione di Governo. La manovra correttiva non vale di più o di meno se c’è il 3% o il 5% di sbarramento sulla legge elettorale”, ha concluso.

Da oggi, dunque, prende il via la settimana cruciale per la legge elettorale. Matteo Renzi vede la luce di una “bella
operazione” se Beppe Grillo e Silvio Berlusconi ci stanno. Pd, Lega e Forza Italia sono d’accordo sull’adozione di un sistema tedesco, purchè si voti presto anche se Grillo minaccia di ribaltare il tavolo se la soglia di sbarramento dovesse scendere dal 5 al 3%.

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