Desolazione è il termine che potrebbe riassumere – per ora – la festa della Befana di Piazza Navona. Un concetto che sembra assurdo da associare a una delle piazze più belle del mondo, capolavoro barocco inciso nel marmo da Gian Lorenzo Bernini. Eppure l’idea di desolazione è la prima a venire in mente guardando la piazza spoglia, priva di colori, con i controlli in entrata nei giorni precedenti alla vigilia natalizia. Un quadro a tinte fosche che ha varie cause e parecchi responsabili, in primis nell’idea stessa di una festa natalizia anonima e senz’anima che non dà nulla alla città se non aspre polemiche politiche che si verificano ogni anno, puntualmente, sul dominio dei Tredicine nell’ambito delle attività commerciali. In secondo luogo la sicurezza, con le blindature anti-terrorismo (in Piazza Navona si entra a numero chiuso con l’eventualità anche di essere controllati con il metal detector) che per forza di cose stroncano lo spirito natalizio e ricordano a romani e turisti come i mercati di Natale rappresentino obiettivi sensibili per folli e lupi solitari. In terzo luogo, dulcis in fundo, la disorganizzazione. La piazza si presenta vuota sia di visitatori che di banchi, con il Comune di Roma che ha intenzione di mettere a disposizione la piazza anche ad attività culturali, per il momento assenti a vantaggio di tiri al bersaglio kitsch e torroni surgelati esposti sulle bancarelle gastronomiche. In attesa di vedere come andrà il secondo tentativo di inserire attività socio-educative all’interno della festa natalizia (il primo era fallito con un bando andato deserto) resta il grande interrogativo che si stanno ponendo molti romani in questi giorni: ha senso tutto questo? È lecito infatti domandarsi quale sia la ragione di che ha spinto a dis-organizzare una festa che riesce nell’intento di scontentare tutti: i cittadini per l’offerta scadente, gli operatori per l’afflusso modesto determinato dal numero chiuso e i turisti, che invece di godersi la piazza nelle sue geometrie e nei suo fregi è costretta a vedere la Fontana del Nettuno circondata da lupini e mandorle tostate.







