Manovra: Mezza vittoria del M5S

Di Maio può comunque essere soddisfatto e ora spera Bruxelles non sia troppo severa

Dopo lunghe ed estenuanti riunioni, il governo giallo-verde ha approvato sul filo di lana la manovra di bilancio da inviare al Parlamento ed alla Ue. Mentre il si’ di Camera e Senato appare scontato – M5S e Lega possono contare su una larga maggioranza nei due rami del Parlamento – più difficile sara’ avere il placet dell’Unione Europea dopo le severe critiche mosse sulla nota di aggiornamento del Def che, con la decisione di innalzare a 2,4 il rapporto deficit-pil rispetto all’1,6 concordato in precedenza da Roma con Bruxelles, ha portato i più oltranzisti cultori del rispetto dei parametri europei a paventare un “rischio Grecia” per il nostro Paese.

A sfidare più apertamente la Ue è stato Luigi Di Maio, che è riuscito a superare le remore del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, e le cautele di Matteo Salvini. Il fatto è che per i pentastellati era vitale dar seguito alle loro promesse della campagna elettorale di varare il reddito di cittadinanza, di cambiare, se non annullare, la legge Fornero sulle pensioni e di ridurre i “privilegi” di cui godono tanti cittadini. Da qui, dopo la battaglia parlamentare per la riforma dei vitalizi di ex parlamentari, la necessita’ di fare una manovra in deficit per attuare soprattutto quel reddito di cittadinanza che e’ stato tra gli argomenti che ha portato alla vittoria nelle elezioni dello scorso 4 marzo, in particolare nel Meridione.

E’ stata comunque, quella dei cinquestelle, una vittoria a metà perchè la Lega, che ha larga parte del suo bacino elettorale nel Nord (anche se oramai il partito di Salvini ha lasciato la sua dimensione settentrionale per diventare un forza politica di livello nazionale radicata anche al Sud), non ha permesso che Di Maio portasse a casa tutte le sue richieste (il leader del Carroccio ogni tanto ricorda che con i pentastellati “siamo partner di governo e non alleati”).

Comunque il M5S puo’ essere soddisfatto. Ha portato a casa molto, certo non tutto quello che voleva, ma la trattativa con la Lega non poteva essere portata alle estreme conseguenze. Una crisi di governo sarebbe stata deleteria non solo per l’Italia ma anche per tanti esponenti di spicco del Movimento. Se infatti salta il “contratto di governo” con Salvini, la strada porta dritti alle elezioni politiche anticipate e per Di Maio e tanti altri parlamentari pentastellati cio’ significherebbe lasciare Montecitorio e Palazzo Madama. Le regole del M5S sono chiare (a meno che non vengano cambiate): dopo due legislature, non e’ possibile ricandidarsi.

Comunque, ora parte il confronto con l’Europa e – non secondariamente – con i mercati finanziari (la caduta dell’ultimo governo Berlusconi insegna). Sara’ un confronto duro che avverrà a pochi mesi dalle prossime elezioni europee (a fine maggio). Di Maio confida che Bruxelles non adotti una linea severa con l’Italia. In caso contrario, la campagna elettorale pentastellata si basera’ quasi tutta contro i “burocrati della Ue”, sensibili solo nei confronti degli interessi delle banche e della finanza e non verso i comuni cittadini europei.

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