Nomadi a Roma. Dopo Guidonia, il camping River?

Stasolla (21 luglio): è una guerra tra poveri. Ancora non si che fine faranno i nomadi del villaggio rom di via Piccirilli, il campo cambia nome?

Campo rom
campo nomadi

Ancora una volta sono le periferie il terreno di scontro tra nomadi e cittadini. “Quanto successo a Guidonia è l’ennesimo caso di conflittualità tra cittadini e chi vive dentro i campi, una guerra tra poveri nelle periferie. E’ chiaro, purtroppo, che emergono fenomeni di devianza tra chi vive in marginalità”, dice Carlo Stasolla, presidente dell’associazione 21 luglio che si occupa di assistere i nomadi residenti nella Capitale.

Quanto successo a Guidonia potrebbe però essere l’anticipo di un fine settimana che rischia di non essere proprio tranquillo. Sabato infatti il camping River, dove vivono 420 nomadi, dovrebbe chiudere. Per le famiglie di 245 adulti al momento in cui scriviamo ancora non è stata trovata una soluzione alternativa. Infatti solo 5 non hanno i requisiti per rientrare nel piano di accoglienza del Comune, dunque dovranno provvedere con i proprio mezzi a una casa.

Ma in queste ore sta emergendo una possibilità, molto pilastesca. Per l’associazione,  I rom potranno reperire nelle prossime 48 ore una struttura ricettiva adeguata o restare nell’attuale camping regolarmente autorizzato. Il “campo” resta ma cambia nome, passando da “villaggio attrezzato” a “struttura ricettiva temporanea.

“Hanno firmato il patto di corresponsabilità – dice Stasolla – Ma solo una metà dei nomadi sono stati chiamati dal Dipartimento per capire quale sistemazione potevano trovare. Ad oggi, non c’è una soluzione. Sono previsti al massimo 800 euro per nucleo come rimborso, ma non sarà certo facile per persone che hanno un Isee uguale a zero trovare chi affitta loro una casa”.

Alla fine il rischio concreto è che queste persone finiscano per strada se sabato ci sarà uno sgombero. Potrebbero nascere altri insediamenti abusivi. I senza tetto a Roma sono più di 8mila e quasi ogni settimana la Polizia municipale smantella casupole realizzate con materiali di fortuna soprattutto vicino ai nei parchi.

I campi della Barbuta e della Monachina poi potrebbero non essere chiusi, come invece vorrebbe la sindaca Virginia Raggi. Il bando, che prevede il reinserimento dei nomadi che vi abitano, è andato in sostanza deserto. Per La Barbuta si è presentata solo la Croce Rossa, per La Monachina nessuno. “Per dare un lavoro è prevista la nascita di start up, difficilissimo visto che chi abita in quei campi è in sostanza analfabeta”, chiude Stasolla.

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