Dalla prossima settimana, quindi, inizierà effettivamente la sua impresa da sindaco di Roma: un impegno da far tremare i polsi a chiunque per i difficili e annosi problemi della città, in primis un bilancio da risanare, ma non secondarie altre questioni che si chiamano trasporti, viabiiità, ambiente, lotta alla corruzione, recupero delle periferie.
Virginia Raggi non potrà affrontare tutto questo se non potrà contare sul sostegno dell’intera macchina amministrativa capitolina e delle società partecipate del Comune, soprattutto Atac, Ama e Acea. Che tipo di collaborazione il sindaco riceverà da queste strutture? Potrà contare pienamente su di loro? Non è facile rispondere. Roma, da fine 1993 all’anno scorso, è stata amministrata quasi ininterrottamente da sindaci espressione del centrosinistra (con l’eccezione del quadriennio di Gianni Alemanno), ovvero Francesco Rutelli, Walter Veltroni (otto anni a testa) e poi Ignazio Marino.
E’ quasi normale, quindi, che i vertici e non solo della burocrazia cittadina abbiano avuto comunanza, se non militanza, con chi ha governato l’Urbe, ovvero con l’attuale Pd. Accetteranno, questi, il nuovo corso pentastellato e collaboreranno o faranno un ostruzionismo strisciante per sabotare il sindaco? Saranno i prossimi mesi a dircelo. Certo è che i margini di manovra della Raggi per modificare l’assetto di vertice della macchina amministrativa saranno limitati (non si possono licenziare tout court dipendenti del Comune).
Diverso è il caso delle società partecipate direttamente dal Comune (27) e indirettamente (139), alcune poste in liquidazione ma che sono ancora lì. Oltre 160 società che significano consigli di amministrazione, presidenti, amministratori delegati, direttori ecc. Alcune risultano commissariate, come l’Ama e l’Atac, quasi tutte le altre no. E’ in questo settore che principalmente si nascondono sottogoverno, corruzione e la politica della sistemazione degli amici e dei “trombati” nelle elezioni.
E’ in questo sottobosco che il Pd, accusa il M5S, ha agito in profondità ed è qui che la Raggi avrà più possibilità di manovra e dove sicuramente eserciterà tutti i suoi poteri. Emblematico il caso dell’Acea, società mista con i privati, della quale il Comune possiede il 51% , ma nella quale ha poca voce in capitolo sulle scelte operative. Già mesi fa il nuovo sindaco ha detto che è suo intendimento cambiare i vertici societari. Ora si vedrà se darà attuazione alle sue parole. Come si vedrà la sua mano nella scelta dei nuovi amministratori di Atac e Ama. Due società che devono tornare al più presto alla piena efficienza se si vuole riportare Roma alla normalità in tema di pulizia e di trasporti.
Giuseppe Leone