Olimpiadi, stop a Roma 2024: tocca a Milano. Il nodo Le Pen.

Bordate alla giunta e l’annuncio della candidatura sospesa. Il caso francese.

Come chiedere a un maratoneta di fermarsi al trentesimo kilometro. Con questa metafora il presidente del CONI Giovanni Malagò ha descritto la decisione – inattesa – di interrompere subito la candidatura di Roma per i Giochi del 2024. E con cui ha annunciato che nella prossima sessione del CIO del 2019 verrà candidata Milano “con il sostegno di Sala e Maroni”. Ad accompagnare il presidente nella Sala d’Onore del CONI, Foro Italico, c’erano Luca Pancalli e Diana Bianchedi, presidente del Comitato Paraolimpico e coordinatrice del comitato per le Olimpiadi romane.

 

Un annuncio tinto di tristezza e di rabbia verso un epilogo condizionato da “scelte demagogiche, bugie e scarsa educazione”. Il bersaglio è l’amministrazione guidata da Virginia Raggi, colpevole – secondo Malagò – di aver determinato il game over a undici mesi dall’assegnazione. “Non abbiamo raggiunto il record, Vancouver ha rinunciato a 6 mesi – precisa il presidente – era il 1974 e le conseguenze sono state nefaste: ha avuto i giochi dopo 30 anni”. Giovanni Malagò ha poi replicato punto per punto alle motivazioni utilizzate da Virginia Raggi in conferenza stampa (link) per giustificare il niet. Dalla falsità delle “Olimpiadi del mattone” al ‘giallo’ della rinuncia ai Giochi di varie città internazionali. Madrid s’è candidata per tre volte di fila, fallendo, e ha rinunciato a una quarta candidatura, Boston non è mai stata candidata e ha rinunciato a piori e le Olimpiadi ad Amburgo – secondo una legge tedesca – sarebbero dovute passare per un referendum che per il 51% ha detto no. “Da oggi il nostro compito sarà quello di ridare lustro e prestigio allo sport italiano, è stato un imbarazzo bestiale – confida Malagò – il detto ‘tutte le strade portano a Roma’ andrebbe rivisto”. Il presidente ha rivelato in esclusiva il tris d’assi che avrebbe voluto calare per la guida dei giochi: l’imprenditore Nerio Alessandri, l’archistar Renzo Piano e il generale Enrico Cataldi, della Procura Generale dello Sport. Un triumvirato che non è stato presentato a Virginia Raggi “perché la sindaca non ha incontrato gli emissari del CONI”.

 

Poi le frecciatine verso l’amministrazione che s’è presa il merito del Sei Nazioni e nei riguardi del fantomatico referendum sui Giochi, “che c’ha sempre visto contrari, o le cose si fanno per legge come in Germania o non si fanno – ammette amaro Malagò – fare una consultazione in corsa è ridicolo”. Nonostante il Comitato sia stato messo in liquidazione alcune fonti interne al CONI specificano che oggi s’è parlato di interruzione, non di cessazione. “Il quadro è fluido e il CIO tiene conto di tutti gli aspetti – spiega la fonte – se alle presidenziali francesi dovesse vincere Marine Le Pen il quadro per la candidatura di Parigi cambierebbe. Con ricadute su Roma? Chissà..”. (Giacomo Di Stefano)

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