Raggi solidale con gli Afgani, ma ignora i romani in difficoltà  

Mentre per le famiglie in fuga da Kabul offre ospitalità, la sindaca Raggi dimentica quella parte di popolazione della Capitale che vive in condizioni di grandi difficoltà

“Garantisco che sin da subito siamo pronti a mettere a disposizione le strutture comunali per contribuire all’accoglienza dei rifugiati, delle donne, degli studenti e delle studentesse, dei bambini e di chi è in procinto di essere rimpatriato”, assicura la sindaca, precisando che “Roma è pronta altresì a impegnarsi nel sostenere la collaborazione di altri enti che operano nella Capitale”.

Anche Virginia Raggi si è unita al coro di sindaci solidali alla tragedia della popolazione afgana che aveva cercato di  credere agli ideali occidentali e che è  in fuga,  perché “inseguita” dalle milizie talebane.

Senza sminuire il contributo solidale a quel terribile disastro, la decisa presa di posizione della sindaca ci evoca  le tante situazioni di degrado abitativo e di estrema povertà di gran parte della popolazione romana.

Soltanto nei giorni scorsi, accanto al Palazzo di Giustizia, si è lasciata crescere una baraccopoli, una sorta di spontanea “favelas” che riunisce diverse persone con difficoltà di alloggio. Che dice  la sindaca di questo ennesimo esempio di vuoto assistenziale?

Che dice la candidata Virginia Raggi alla popolazione romana che viene sfrattata, che vive nelle case popolari con servizi fatiescenti, che non ha lavoro, che non è capace di chiedere il reddito di ciitadinanza o non ne ha diritto perché non è italiana doc. O che sta male psichicamente e nessuno se ne cura?  Preferisce forse nascondersi dietro al muro di omertà verso il disagio,  costruito dalla società del benessere?

E insieme alla Raggi che cosa dicono i candidati sindaci di centrosinistra o di centrodestra,  che prendono in considerazione più le buche da riempire che le bocche da sfamare?  Piuttosto che dar sfogo alla fantasia per soddisfare elettori esigenti, dovrebbero anch’essi avere il coraggio di guardare al di là di quel muro,  e di parlare alla “non-gente”, che è sempre più numerosa.

 

 

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