Roma 2021: al ballottaggio è caccia al voto, ma pesa incognita astensione

Al primo appuntamento (quello del 3 e 4 scorsi) più di un elettore su due ha disertato il voto e questo fenomeno ha riguardato soprattutto le periferie

Tra pochi giorni, domenica 17 e lunedì 18 ottobre, i romani saranno chiamati nuovamente alle urne per il turno di ballottaggio concernente il sindaco ed i presidenti dei quindici municipi cittadini. Al primo appuntamento (quello del 3 e 4 scorsi) più di un elettore su due ha disertato il voto e questo fenomeno ha riguardato soprattutto le periferie, mai così avulse da una consultazione che avrà pesanti influssi sull’amministrazione capitolina per i prossimi quattro anni (e non dimentichiamo che nel 2025 si svolgerà il Giubileo).

Enrico Michetti, centrodestra, e Roberto Gualtieri, centrosinistra, sono i due contendenti che si battono per la fascia tricolore ed entrambi sanno benissimo che quella che si sta giocando è un’altra partita rispetto a quella del primo turno. Si riparte infatti da zero e per vincere è necessario non solo motivare il proprio elettorato a tornare alle urne, ma bisogna anche conquistare il voto di chi o si è astenuto o ha votato per Carlo Calenda e Virginia Raggi che, in due, hanno raccolto quasi il 40 per cento dei voti espressi. Sono quindi ore frenetiche che interessano non solo Michetti e Gualtieri, ma anche molti candidati ad un posto di consigliere nell’aula Giulio Cesare perché, dalla vittoria dell’uno o dell’altro, dipende la loro elezione (la legge elettorale comunale prevede infatti un premio di maggioranza per il vincitore in modo da garantirgli una maggioranza certa e, di conseguenza, permette una governabilità più stabile).

In questo contesto, Michetti sembra preferire rivolgersi agli astenuti e a chi, nelle periferie, ha espresso un voto per il M5S (non dimentichiamo che nelle consultazioni precedenti sono stati i cittadini residenti ai bordi del centro cittadino a decidere chi doveva guidare la Capitale. Gualtieri, invece, si rivolge soprattutto agli elettori di Calenda (questi, pur lasciando libertà di voto, ha esplicitamente dichiarato che voterà l’ex ministro dell’Economia) ed anche a quelli pentastellati, forte del buon rapporto con Giuseppe Conte, leader del M5S. Ma cosa faranno i grillini romani? A Roma è molto forte la componente che si richiama ad Alessandro Di Battista che, pur sostenendo la Raggi, è uscito dal Movimento e non fa mancare le sue critiche al nuovo corso contiano (“Da francescani a Franceschini” è una delle sue ultime battute a significare le differenze del vecchio M5S dal Pd). Nel contempo, la dichiarazione di Matteo Renzi, notoriamente “odiato” dai grillini, in favore di Gualtieri, che effetto avrà sugli elettori pentastellati?. Solo le urne daranno una risposta.

Intanto, Michetti ha incontrato la sindaca Raggi per un “incontro istituzionale”. Nessuna indicazione di voto da parte di questa (“le persone non sono mandrie da spostare” ha detto dopo il colloquio con il candidato del centrodestra). Anche Gualtieri si recherà in Campidoglio (appuntamento per lunedì 11) per avere delucidazioni sui dossier aperti del Campidoglio. Tra i due contendenti alla fascia tricolore sono previsti anche dei confronti televisivi: il primo su Rai 1 a “Porta a Porta” (mercoledì 13), il secondo il giorno dopo (giovedì 14) su Sky.

Resta comunque un rebus. Solitamente, al voto di ballottaggio, si registra un calo, anche vistoso, di votanti. Accadrà anche questa volta, con il rischio possibile che solo un terzo degli elettori vada alle urne, o ci sarà un cambio di tendenza, vista l’importanza della posta in palio? Staremo a vedere.

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