Roma, la candidata in maternità sfida le elezioni e i pregiudizi

La candidata minisindaco del Mun.VII Valeria Vitrotti a Radiocolonna

E’ possibile affrontare una campagna elettorale durante la propria maternità? E’ stata questa una delle questioni che ha sollevato la gravidanza di Giorgia Meloni all’indomani del suo annuncio di non partecipare alla lotta per lo scranno capitolino. Sono lontani i tempi in cui amministrare la città faceva apparire sulle copertine di Time o candidare alla Presidenza del Consiglio. Oggi chi ambisce a gestire Roma deve passare sotto le forche caudine di un’opinione pubblica delusa e spesso sotto il giogo del proprio partito. Un passo a lato che i suoi detrattori hanno interpretato come la volontà politica di non compromettersi nella gestione di una città che concede pochi onori e tanti oneri. Una questione personale, delicata, difficile da giudicare ma che mette in luce lo spirito di sacrificio – e di servizio – di chi decide di mettersi in gioco con in grembo la propria futura figlia.

 

Una storia particolare proviene dal Municipio VII di Roma, la mega circoscrizione che parte da Ciampino e arriva ai piedi del Colosseo. Qui la giovane candidata giachettiana alle primarie del PD, Valeria Vitrotti, ambisce a diventare la nuova presidente nonostante sia incinta di sei mesi. “E’ opportuno recuperare un rapporto con il Campidoglio per chiarire le competenze dei Municipi anche nella gestione territoriale del bilancio – ha raccontato la Vitrotti a Radiocolonna – il presidente di Municipio dev’essere un vero raccordo tra il Comune e le istanze locali”. Il Municipio VII di Roma comprende sia aree centrali che zone periferiche, luoghi spesso degradati dov’è decisivo ricucire un rapporto con la cittadinanza per evitare la formazione di sacche di disagio sociale. “Il vero antidoto è la cultura – ha proseguito la candidata – iniziamo a spostare i grandi poli culturali dal centro alla periferia. Un esempio? Facciamo la Festa del Cinema agli Studios di Cinecittà

 

Una sfida allo stress elettorale e ai pregiudizi di chi – anche all’interno dello stesso PD – ne mette in dubbio le reali possibilità di competere solo perché in maternità. Una vulgata maschilista che non ha fatto recedere di un millimetro la 32enne cresciuta a Cinecittà e da sempre impegnata nel sociale. “Molti credono erroneamente che la gravidanza sia un’ostacolo, ma a me sta dando una marcia in più – ha concluso – un messaggio per tutte quelle donne in maternità che sul fronte lavorativo non devono sentirsi escluse” (Giacomo Di Stefano)

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